LA FESTA DI SAN GIOVANNI BATTISTA, TRA PAGANESIMO E MAGIA

Feste pagane, riti celtici, liturgia cristiana e un po’ di superstizione: mescolate e avrete una delle feste religiose più importanti d’Europa, dal Medioevo a oggi.

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Il 24 giugno si festeggia la natività di san Giovanni Battista, al quale sono legati ben tre primati: è l’unico santo di cui si celebra la nascita (e non il martirio o la traslazione delle reliquie); è il santo più rappresentato della storia dell’arte (lo vediamo anche fanciullo, soprattutto nel Quattrocento italiano); è il santo a cui si ispirò Guido d’Arezzo per il nome delle note musicali (UT queant laxis – REsonare fibris – MIra gestorum – FAmuli tuorum – SOLve polluti – LAbii reatum – Sancte Johannes).

L’eccezionalità della figura del Battista risiede nel ruolo centrale assegnato al santo nella dottrina cristiana: san Giovanni, precursore dell’avvento di Cristo, costituisce infatti la connessione tra Antico e Nuovo Testamento, essendo l’ultimo dei profeti e il primo santo del Vangelo. È comprensibile quindi che la celebrazione della natività del Battista abbia un’importanza speciale nel calendario medievale.

La tradizione di festeggiare la natività di san Giovanni Battista è infatti molto antica (ne dà notizia sant’Agostino già nel IV secolo) ed è il tipico esempio di come si siano intrecciati e mescolati riti romani, celtici e cristiani.

Nell’antica Roma i giorni immediatamente seguenti al solstizio d’estate corrispondevano alle feste in onore della Dea Fortuna: in quest’occasione le persone più umili e indigenti si recavano al tempio dedicato alla Dea per offrire sacrifici e trascorrevano il resto della giornata in banchetti intorno al tempio. Una consuetudine che, anche dopo molti secoli, avrebbe contribuito a fare delle celebrazioni di san Giovanni una festa di carattere popolare.

Successivamente a questa festa si sovrapposero usi culturali celtici legati al solstizio e basati sul matrimonio di sole (fuoco) e luna (acqua): due elementi che si sarebbero integrati perfettamente con il culto di san Giovanni, essendo entrambi suoi attributi.

Da qui discende la tradizione dei grandi fuochi notturni accesi nei campi, considerati propiziatori e purificatori, la cui l’usanza è sopravvissuta in molte regioni europee.

Di derivazione precristiana è anche la credenza che le erbe raccolte durante la notte di san Giovanni acquisiscano poteri particolari, come la capacità di scacciare le malattie, o che vedano potenziate le proprietà naturali. Si pensi all’iperico, detto anche erba di san Giovanni, e alla raccolta delle noci da cui ottenere il liquore nocino (lasciate alla rugiada notturna per l’intera nottata).

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