IL PAPA UMANISTA, IL CONTE DRACULA E UN PRINCIPE

Che collegamento esiste tra Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini, straordinaria figura di papa umanista, eletto il 19 agosto del 1458, e una delle icone della letteratura e del cinema horror di tutti i tempi?

La risposta si annida tra le pieghe delle storia.

Vlad III in un ritratto della metà del XVI secolo, probabilmente copia di un suo ritratto dal vero andato perduto.

Vlad III in un ritratto della metà del XVI secolo, probabilmente copia di un suo ritratto dal vero andato perduto.

Il nome del conte Dracula, il vampiro che nel romanzo di Bram Stoker e nelle infinite riduzioni cinematografiche arriva nella Londra vittoriana dalla Transilvania per seminare il terrore, è ispirato a quello di Vlad III (1431-1476), sovrano di Valacchia. Figlio di Vlad II Dracul (“il drago”), Vlad era detto Draculea (“figlio del drago”) e diventò famoso già in vita per una crudeltà quasi leggendaria, esercitata sia nei confronti dei nemici interni del regno (per tutta la vita avversò la nobilita locale, che riteneva incline al tradimento) sia nei confronti dei sudditi e dei soldati dell’impero Ottomano. I Turchi lo ribattezzarono Kazikli Bey, “il re impalatore”, un nome che nel XVI secolo si diffuse anche nel mondo occidentale, che oggi lo conosce infatti come Vlad Tepes (“impalatore”, in rumeno).

Vlad III, sebbene ortodosso, fu l’unico sovrano europeo a rispondere attivamente all’appello lanciato da Pio II Piccolomini al Concilio di Mantova del 1459 (dipinto da Pintoricchio tra le scene della vita del papa nella Libreria Piccolomini nel Duomo di Siena), che invocava una nuova crociata non più in Terra Santa ma nell’Europa minacciata dall’espansione ottomana. La Valacchia, oggi regione della Romania, si trovava tra quelle su cui i turchi avanzavano richieste; Dracula non solo rifiutò di pagare il tributo richiesto dal sultano ma, secondo le cronache, fece inchiodare al capo i turbanti degli emissari del sultano, che non se li erano tolti in sua presenza. La guerra che ne sorse durò tre anni e fu feroce anche per le consuetudini dell’epoca: in netta inferiorità numerica, Vlad dovette fare ricorso alla guerriglia e a sanguinolente forme di guerra psicologica: in ben due occasioni, pare, i turchi si ritirarono di fronte a selve di prigionieri impalati.

Vlad Tepes banchetta di fronte a una foresta di uomini impalati.

Vlad Tepes banchetta di fronte a una foresta di uomini impalati.

Schiacciato da un esercito più potente e meglio armato (per giunta comandato dal fratello Radu, fedele all’impero ottomano alla cui corte entrambi erano cresciuti come ostaggi), tradito dall’alleato Mattia Corvino, re d’Ungheria, che non usò nemmeno un soldo dei fondi papali per la guerra, e forse anche vittima di una congiura interna dei nobili della Valacchia, Dracula capitolò nel 1462 e fu imprigionato in Ungheria. Tornò sul trono solo dopo la morte del fratello, nel 1476, ma morì dopo appena due mesi.
La sua “leggenda nera” e quell’appellativo misterioso ed evocativo attraversarono i secoli fino ad arrivare alle orecchie di uno scrittore irlandese, Bram Stoker, che nel 1897 diede alle stampe il romanzo Dracula. Il collegamento con il vampirismo è frutto dell’immaginazione di Stoker e non trova riscontri in nessuna fonte precedente: fino alle soglie del Novecento per i detrattori Vlad Tepes era solo un sovrano eccezionalmente sanguinario (oggi si stima il numero delle sue vittime tra le 40.000 e le 100.000), ma non una creatura infernale. Stoker ne spostò anche la dimora in Transilvania, regione dal nome più evocativo della Valacchia e più ricca di leggende sul vampirismo.

Non si fa la storia con i se, quindi non sappiamo cosa sarebbe successo se Pio II non avesse indetto la crociata del 1459. Ma i fatti ci raccontano che fu quell’appello a dare l’occasione a un oscuro nobile dell’Europa centrale di muovere una guerra impressionante a una potenza come quella Ottomana, che rispose attaccandolo con circa 90.000 uomini. Il nome di Dracula risuonò per tutta l’Europa cristiana, che ne celebrò le vittorie in battaglia, come quella della notte del 17 giugno 1462, in cui ben 15.000 soldati ottomani trovarono la morte.
Pio II lo descrisse così nei suoi Commentari, dopo averne descritto varie atrocità e avere fornito un breve riassunto della guerra contro l’impero ottomano: “È un uomo di corporatura bella e grande e il cui aspetto sembrava adatto al comando. Negli uomini spesso, a tal punto, differisce l’aspetto fisico dall’animo”.

Un’ulteriore curiosità: nell’ottobre del 2011 il principe Carlo d’Inghilterra ha rivelato di essere un discendente, per tortuose vie dinastiche, di Vlad Tepes. Nonostante quello che potrebbero pensare i britannici poco affezionati alla monarchia, non stava però confessando la sua passione per il sangue ma stava annunciando il suo impegno nella salvaguardia delle foreste della Transilvania.

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