TAMERLANO IL GRANDE

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Here in the West, we are often used to see the Middle Ages almost exclusively from a Euro-centric point of view, overlooking the great historical importance of the East, its dynasties, and its conquerors. This obviously goes for art and illumination as well: that is why today, on the anniversary of the birth of one of the most influential (and bloodiest!) eastern emperors of all time, Folia Magazine decided to look into his story by choosing an illumination portraying our very protagonist. Meet Timur the Great!

Timur was born on April 9, 1336, a mere 80 km from the legendary city of Samarkand: his tribe was of Mongolian origins but had also been heavily “turkified”, meaning that Timur’s tribe professed Islam and was far less nomadic than most neighboring ones. From a very young age, Timur took part in raids against travelers and shepherds, eventually being wounded by two arrows, on in his right leg and one in his right hand, leaving him crippled for life: his European name, Tamerlane, comes in fact from the Persian Temūr Lang (or Timur Lank), meaning “Timur the Lame”.

Boasting a shared ancestor with Genghis Khan, Timur’s dream was to create an empire just as wide and powerful as that of the legendary Great Khan. Starting his career at only 16, he slowly but steadily climbed the stairs of power, gaining control of the Chagatai Khanate first and then leading campaigns across most of Asia, as well as southern Russia and part of Egypt, Syria, and the Delhi Sultanate in India. His campaigns led to the death of a total of 17 million people (5% of the world population at the time). From these conquests, Timur founded the Timurid Empire, comprising modern-day Uzbekistan, Iran, Afghanistan, and much of Central Asia, as well as parts of contemporary Syria, Turkey, Kazakhstan, India, and Pakistan. His empire, however, was fragmented shortly after his death in 1405. One of his last plans was to invade China: in December 1404, while on a campaign against the Ming dynasty, he contracted pneumonia and died shortly after. Timur was buried in Gur-i Amir, his mausoleum in Samarkand.

His legacy is a very mixed one: despite his many bloodsheds, in fact, the Emperor was a great lover of art, poetry, and literature, and many parts of Asia saw a cultural blooming under his reign. Under the guidance of many great scholars, which he welcomed into his lush gardens, Timur was able to learn Persian, Mongolian, and Turkish; the golden age of Persian painting also began around this time, with artists refining the art of the book by combining paper, calligraphy, illumination, illustration, and binding in an extremely rich and colorful ensemble. Many illuminated copies of the Zafarnama, Timur’s biography, belong to this artistic movement. Even centuries after his death, Timur maintained his fame, inspiring several authors such as Christopher Marlowe (Tamburlaine the Great, 1586-87), Antonio Vivaldi (Bajazet or The Tamerlane, 1735), and Edgar Allan Poe (Tamerlane, 1827).

A “fun” fact: Timur is also the protagonist of an alleged curse. It is said that his tomb was inscribed with the words “When I rise from the dead, the world shall tremble”; this, however, did not stop the group of Soviet anthropologists who, in 1941, exhumed Timur’s body. It is also said that they found an additional inscription inside the casket, reading “Whomsoever opens my tomb shall unleash an invader more terrible than I”. Only three days after the exhumation, coincidentally, Adolf Hitler began Operation Barbarossa, code name for the invasion of the Soviet Union and the largest military invasion of all time.

 

 

Illumination from the manuscript “Zafarnama” (or Tārīkh-i jahāngushāʼī-yi Taymūr), ms. IO Islamic 137, f. 326r, 1533, British Library, London.

 


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Siamo forse abituati, in Occidente, a guardare al Medioevo quasi unicamente da un punto di vista eurocentrico, tralasciando così la grande importanza storica dell’Oriente, delle sue dinastie e dei suoi condottieri. Questo vale, naturalmente, anche nel campo dell’arte e della miniatura: ecco perché, in occasione dell’anniversario della nascita di uno dei più influenti (e sanguinari!) imperatori orientali, Folia Magazine ha deciso di approfondire la sua storia a partire da una miniatura che ritrae proprio il nostro protagonista. Ecco a voi Tamerlano il Grande!

Timur (questo il suo nome originale) nacque il 9 aprile 1336 a soli 80 km dalla leggendaria Samarcanda; la sua tribù, di origini Mongole, era stata tuttavia fortemente “turchizzata”: i membri professavano infatti l’Islam e, a differenza delle tribù vicine, erano quasi totalmente stanziali. Fin dalla tenera età Timur prese parte a numerosi attacchi ai danni di viaggiatori e pastori, durante uno dei quali venne ferito a gamba e braccio: rimase così invalido a vita, guadagnandosi il soprannome di Temūr Lang (o Timur Lank), cioè “Timur lo Zoppo”. È da quest’ultimo che deriva, infatti, il nome europeo di Tamerlano.

Vantando un antenato in comune con Gengis Khan, il sogno di Timur era di creare un impero tanto grande e potente quanto quello del leggendario Gran Khan. Iniziando la sua carriera a soli 16 anni, Timur continuò lentamente ma con costanza la sua scalata al potere, prendendo prima il controllo del Khanato Chagatai per poi avanzare militarmente attraverso tutta l’Asia, così come nel sud della Russia e in parti d’Egitto, Siria e del Sultanato di Delhi in India. Le sue campagne portarono alla morte di 17 milioni di persone, il 5% della popolazione mondiale dell’epoca. Da queste conquiste nacque l’Impero Timuride, che comprendeva i territori dei moderni Uzbekistan, Iran, Afghanistan e buona parte dell’Asia centrale, così come parti di Siria, Turchia, Kazakistan, India e Pakistan. Il suo impero, tuttavia, venne frammentato poco dopo la sua morte nel 1405. Uno dei suoi ultimi obiettivi era quello di invadere la Cina: nel dicembre 1404, tuttavia, nel bel mezzo di una campagna contro la dinastia Ming, Timur si ammalò di polmonite morendo dopo pochi mesi. L’imperatore venne quindi sepolto nel Gur-i Amir, il suo mausoleo a Samarcanda.

La sua eredità è ad oggi molto contrastante: nonostante i numerosi bagni di sangue, infatti, l’Imperatore era un grande amante di arte, poesia e letteratura e molte zone dell’Asia videro una fioritura culturale sotto il suo regno. Sotto la guida dei grandi letterati che era solito accogliere nei suoi rigogliosi giardini, Timur imparò il persiano, il mongolo e il turco; l’epoca d’oro della pittura persiana iniziò inoltre in questo periodo, con numerosi artisti che raffinarono l’arte del libro, unendo carta, calligrafia, miniatura e rilegatura in un insieme estremamente ricco e colorato. Molte copie del Zafarnama, la biografia di Timur, appartengono a questa corrente artistica. Per secoli dopo la sua morte Timur mantenne la sua fama di condottiero, ispirando autori quali Christopher Marlowe (Tamerlano il Grande, 1586-87), Antonio Vivaldi (Bajazet o Il Tamerlano, 1735) e Edgar Allan Poe (Tamerlano, 1827).

Una “bizzarra” curiosità: Timur è anche il protagonista di una presunta maledizione. Si dice che sulla sua tomba fossero incise le parole “Il mondo tremerà quando mi alzerò dai morti”; questo, tuttavia, non fermò il gruppo di antropologi sovietici che, nel 1941, esumarono la salma dell’imperatore. Sembra che all’interno della bara fosse presente un’altra iscrizione: “Chiunque apra la mia tomba libererà un invasore più terribile di me”. Caso volle che, dopo soli tre giorni dall’esumazione, Adolf Hitler desse il via all’Operazione Barbarossa, nome in codice per l’invasione dell’Unione Sovietica e la più grande invasione militare della storia.

 

 

Miniatura tratta dal manoscritto “Zafarnama” (o Tārīkh-i jahāngushāʼī-yi Taymūr), ms. IO Islamic 137, c. 326r, 1533, British Library, Londra.

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