CHIRURGHI IN MINIATURA

Appesi a una trave come impiccati. Legati a uno spiedo come salsicce. Bendati dalla testa ai piedi come mummie egiziane. Sembra un trattato sulla tortura, un repertorio di crudeli quanto raffinati supplizi. E invece è la più ricca, celebre e illustrata compilazione medico-chirurgica dell’Alto Medioevo bizantino, una enciclopedia medica a cui, per le cure di Massimo Bernabò, è dedicato il secondo titolo della collana Folia Picta, inaugurata dalla monografia sul Tetravangelo di Rabbula curata dallo stesso studioso. L’attuale codice pluteo 74.7 della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, noto come Collezione di Niceta dal nome del dottore-mecenate che ne mise insieme i testi e la commissionò, è il più lussuoso dei manoscritti ippocratici di argomento chirurgico a noi pervenuto e l’unico che ci ha tramandato alcuni testi della medicina classica. Il codice laurenziano, che comprende i trattati di Sorano di Efeso sulle fasciature e di Apollonio di Cizio sulle riduzione delle fratture, fu uno dei più pregevoli acquisti fatti in Oriente da Giano Lascaris per conto di Lorenzo il Magnifico, il quale però morì prima del ritorno a Firenze del Lascaris con il pregevole manoscritto. Con la confisca dei beni medicei, il codice, la cui datazione è stata qui rivista portandola tra la fine del IX e gli inizi del X secolo, fu conteso tra Roma e Firenze, servendo poi da modello per molte edizioni cinquecentesche di medicina, tra le quali le più famose sono quelle curate per Francesco I di Francia dal suo medico personale, il fiorentino Guido Guidi.

Il libro: La collezione di testi chirurgici di Niceta, Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 74.7. Tradizione medica classica a Bisanzio, a cura di Massimo Bernabò, Edizioni di Storia e Letteratura, 156 pagg., 144 ill. a colori, € 84,00.

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