DITELO CON I FIORI

I fiori, come ben sappiamo, non sono solo semplici meraviglie della natura, ma hanno un loro linguaggio segreto. Svelano emozioni e sentimenti inespressi. Simboleggiano vizi e virtù. A volte possono persino predire il futuro. Ne sa qualcosa Rinette Leslie di Granmuir, la giovane protagonista del romanzo di Elizabeth Loupas, La lettrice di fiori, capace di praticare l’antica arte della floromanzia. E certo ne era consapevole anche Anna di Bretagna, sposa di due re di Francia e committente di uno splendido Libro d’Ore, le Grandes Heures d’Anne de Bretagne, conservato nella Réserve della Bibliothèque nationale de France e fedelmente riprodotto dall’editore Manuel Moleiro di Barcellona in un facsimile quasi esaurito a pochi mesi dalla pubblicazione. Illustrato dal miniatore Jean Bordichon con 337 varietà floreali, arbustive e arboree campite su uno sfavillante fondo oro, il codice è un vero orto botanico in miniatura, un giardino segreto in cui la regina, per sottrarsi ai doveri e alle trame della corte, poteva aggirarsi in tutta tranquillità, affidandosi al magico potere dei fiori durante le consuete devozioni quotidiane. L’achillea e la borragine. L’aneto e la pimpinella. La bardana e l’equiseto. Ma anche ortica e gramigna, iperico e belladonna. Non manca davvero nulla, nella magnifica decorazione di quest’opera stupefacente, un codice davvero unico al mondo di cui un’archeologa e storica dell’arte francese, Michèle Bilimoff, conquistata dal suo straordinario rigoglio floreale, ha voluto studiare una per una tutte le varietà botaniche presenti, catalogandone con competenza e con passione le origini, le leggende e gli impieghi, assemblandole secondo le affinità e gli usi, e ricostruendo per noi, con un magistrale esercizio interdisciplinare di archeobotanica, una sorta di paesaggio virtuale, una passeggiata immaginaria in un giardino del Rinascimento ricco di essenze, di colori, di profumi giunti miracolosamente fino a noi grazie alla volontà di una grande sovrana e all’arte di un grande miniatore.

In apertura:

La VIOLETTA BIANCA (Viola alba), pianta perenne che abita i boschi radi di latifoglie, è il classico simbolo dell’amore romantico, ma anche dell’umiltà e della modestia, perché si nasconde nell’erba alta e sfiorisce rapidamente. Molto apprezzata per suo delicato profumo e per particolari usi gastronomici nelle preparazioni dolciarie, la viola selvatica ha sempre goduto del favore dei bambini e dei contadini che le hanno dato nomi affettuosi come Fratini, Sospiri, Farfallini, Suocera e nuora. È detta anche Erba della trinità, poiché spesso l’unico fiore ha tre colori e ricorda la Santissima Trinità.

Il BIANCOSPINO (Crataegus monogyna), arbusto appartenente alla famiglia delle rosacee, era dotato nel Medioevo di un significato benefico, come già in Grecia e a Roma dove trovava impiego nelle cerimonie nuziali quale auspicio di felicità. Si narra che la corona di spine di Cristo fosse di biancospino, un’essenza capace di allontanare il diavolo e di proteggere i marinai dagli uragani.

Il romanzo: Elizabeth Loupas, La lettrice di fiori, Newton Compton Editori, 480 pagine, Euro 9,90, ebook Euro 4,99.

Il facsimile: Les Grandes Heures d’Anne de Bretagne, Manuel Moleiro Editor, Barcellona.

Il libro: Michèle Bilimoff, Promenade dans des jardins disparus.Les plantes au Moyen Age d’après les Grandes Heures d’Anne de Bretagne, Editions Ouest-France-édilarge, 144 pagine ill. a colori, Euro 20,00.

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