JEAN DE BERRY COME GIANO BIFRONTE

Che cosa racconta veramente la prima pagina del calendario delle Très Riches Heures del duca di Berry? La scena è ben nota e il significato sembrerebbe assai semplice: nel foglio 1v, dedicato al mese di gennaio, il duca Jean de Berry, attorniato da una folla di personaggi, sta banchettando sontuosamente, mentre sullo sfondo un grande arazzo raffigura due armate in battaglia sulle quali sventola un nugolo di stendardi. Ma a una lettura più attenta, dai numerosi motivi illustrati nel foglio emergono significati ben più complessi, che un grande studioso del calibro di Albert Châtelet, sul numero 42 di Art de l’enluminure, ha saputo individuare, enumerare e mettere nitidamente a fuoco facendo una serie di scoperte sensazionali, tra cui la più sorprendente riguarda proprio il committente del celebre codice miniato, il duca Jean de Berry. Con una stringente disamina iconografica, iconologica e storico-artistica, lo studioso ha infatti ravvisato nel ritratto del duca un riferimento allegorico a Giano Bifronte, la divinità romana da cui in senso etimologico deriva il nome del mese di gennaio. Jean dunque come Giano, secondo Châtelet, il dio dai due volti che chiude l’anno vecchio e apre quello nuovo, ma non solo. Questa funzione separatrice si estende infatti, a parere dello studioso, anche alla conclusione delle campagne militari sostenute dal duca e al suo ruolo pacificatore nei conflitti dell’epoca, in particolare il Grande Scisma della Chiesa d’Occidente. Un nuovo, avvincente tassello interpretativo ed esegetico si aggiunge così alla lunga vicenda critica delle Très Riches Heures, ritornate alla ribalta un paio di anni fa grazie alla stupenda, fedelissima riproduzione in facsimile di Franco Cosimo Panini Editore.

Il sito

www.tresrichesheures.it

 

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