LE MINILIBRERIE DI ETTORE SOBRERO

E’ stato il caso alla fine degli anni Settanta a spingere Ettore Sobrero, pittore visionario degli “alti cieli” e degli spazi cosmici, verso la piccolezza. Un cassetto Bodoni da tipografo riempito di libriccini e altri minuscoli oggetti, una mostra con dieci di questi stipetti e biblioteche in miniatura, suggerita da amici antiquari della natia Torino, l’immediato successo. Da allora, pur con le divagazioni della sua natura curiosa, Sobrero ha continuato a creare micocosmi portatili che hanno conquistato personaggi eterogenei come Giulio Andreotti e Inge Feltrinelli, Bill Clinton e Franco Maria Ricci, Luciano De Crescenzo e Ottavio Missoni. Nella sua casa-laboratorio di Milano ci sono tanti attrezzi del mestiere, e solo qualche opera, finita o in lavorazione.

Il maestro dell’accumulo non ama collezionare se stesso?

No, io amo vendere le mie creazioni, perché così ho la prova del loro valore. Faccio anche esperimenti per mio interesse, ma la maggior parte di ciò che produco è richiesto dal cliente. Oggi gli artisti di successo fanno quello che vogliono, di loro iniziativa. A me piace avere un committente, come succedeva una volta. Trovo che sia un bel modo di lavorare.”

Tra tante piccole bibloteche personalizzate, su misura per avvocati e architetti, medici e musicisti, sportivi e letterati, non ha mai avuto il desiderio di farne una per sé, o per sua moglie, una sorta di autoritratto?

Sto lavorando al progetto di un Bodoni multiplo dove ci saranno le tappe della mia vita, soprattutto i ricordi di viaggio con mia moglie. Abbiamo viaggiato tanto insieme, in camper, e giocato molto a golf in giro per il mondo. Sono un appassionato di questo sport, a cui ho dedicato anche un’opera grafico-letteraria.”

Pittura, grafica, fotografia, letteratura. Il suo estro è rivolto in mille direzioni. Ci sono aspetti dell’arte che ancora avrebbe voluto esplorare, o approfondire? Le è rimasto qualche rimpianto?

Sono stato descritto come un artista eclettico e mi riconosco in questa definizione. Mi sono cimentato in tutto quello che mi interessava. L’unico mio rimpianto è di avere dovuto fare per tanti anni anche un altro mestiere, lavorando nell’industria di famiglia. Avrei voluto dedicarmi solo all’arte, per tutta la vita.”

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