UN PURGATORIO UN PO’ INFERNALE

Prosegue la salita di Dante sul monte del Purgatorio, improvvisamente simile a un girone infernale.

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La sesta illustrazione del Purgatorio è dedicata alla terza cornice, in cui purgano la loro colpa le anime degli iracondiDante, sentitosi “gravar la fronte” da uno splendore sovrannaturale (qui reso dai raggi d’oro che scendono verso di lui dal cielo), leva “le mani inver ’ la cima / de le sue ciglia”, non riuscendo tuttavia a “schermar lo viso” (XV 10-15, 26). Il bagliore proviene dall’angelo del perdono, che però il miniatore dimentica di raffigurare

L’illustrazione mostra poi una schiera di anime iraconde, rannicchiate su una sporgenza rocciosa, con le mani sul volto a proteggersi gli occhi dal fumo che punge aspramente e che sale da un fuoco acceso sul terreno sotto di loro. Sopra le anime è il consueto cielo stellato, qui tanto più incongruo giacché il poeta, a descrivere la densità impenetrabile del fumo, ricorre proprio all’immagine del buio infernale e di una “notte privata / d’ogne pianeto, sotto pover cielo”.

L’ultima sequenza dell’illustrazione rappresenta l’incontro tra Dante e Marco Lombardo: fondamentale per la partitura dell’intera Commedia e incentrato sul tema del libero arbitrio e sulle cause politiche della corruzione umana. Singolare è la posizione del poeta che tiene il piede alzato su un gradino di roccia; forse essa risponde all’intenzione di sottolineare come l’inizio del colloquio tra i due riguardi la salita alla montagna del Purgatorio. Le mani giunte di Marco Lombardo, d’altra parte, se corrispondono all’atteggiamento penitente proprio delle anime purgatoriali, bene visualizzano anche il pathos con cui il saggio uomo di corte deplora la corruzione dei costumi presenti.

A chiudere l’immagine è la figura dell’angelo della mansuetudine che con l’ala cancella una delle P incise sulla fronte del poeta. È questo l’unico episodio visualizzato del canto XVII, che, per la posizione assegnata all’angelo, viene a sovrapporsi visivamente al precedente incontro con Marco Lombardo. I raggi dorati che da esso si spandono traducono figurativamente il fulgore che percuote gli occhi di Dante, mentre il verde si conferma quale colore simbolico scelto per la veste, in contraddizione rispetto al dettato dantesco.


Il testo è tratto da Milvia Bollati (a cura di), La Divina Commedia di Alfonso d’Aragona, Franco Cosimo Panini Editore.

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