QUANDO L’ARTISTA E’ UN GLOBETROTTER

Gli artisti sono sempre girovaghi. Si muovono a caccia di lavoro, attratti o richiamati dai centri di potere, da committenti e mecenati, da mille motivi occasionali. Tuttavia, un recente simposio di studi, tenutosi a Losanna il 7 e 8 maggio 2010, ha rovesciato questo luogo comune, prendendo in esame quegli artisti che non vanno in giro per caso, ma partono da centri prestigiosi per esportare formule, stili e status symbol presso cerchie, spesso ben lontane dai loro luoghi d’origine, che in questo modo riconoscono il primato di altri centri di cultura e l’eccellenza di artisti forestieri i cui esiti, prontamente assimilati, accrescono in tal modo il loro stesso prestigio. Partendo dalla tesi vasariana del primato fiorentino nell’arte, questo schema interpretativo trova nella figura di Giotto il suo cardine più antico ed emblematico, perché per Vasari Giotto sarebbe andato a Milano per fondarvi una civiltà figurativa praticamente sul nulla, mentre in realtà la civiltà di una corte come quella viscontea, nell’Italia del Trecento, fu superiore a qualsiasi altra e all’altezza delle coeve esperienze figurative francesi, inglesi, boeme. Il tema dell’artista girovago, ampiamente trattato nei vari contributi appena pubblicati nel volume degli Atti, fa entrare così in gioco un giudizio sull’intera arte lombarda, le sue complesse componenti e la sua secolare tradizione di interesse per la natura, mettendo in evidenza la percezione della profonda differenza storica e sociale creatasi, dall’età dei Comuni in avanti, tra la Lombardia e l’Italia settentrionale, da una parte, la Toscana e Firenze, dall’altra. Tra i contributi più interessanti del volume, il saggio di Andrea De Marchi sul “Rayonnement assisiate lungo la via Francigena”, quello di Clario Di Fabio su “Scalpelli toscani tra Milano e Genova nella prima metà del Trecento”, l’intervento di Daniele Benati “Da Reggio a Piacenza: pittori sulla via Emilia nella prima metà del Trecento” e il contributo di Massimo Medica, “Tra Università e Corti: i miniatori bolognesi del Trecento in Italia settentrionale”, mentre ad altre presenze allogene attive con esiti innovativi sul suolo lombardo si è rivolta l’attenzione di Serena Romano, Damien Cerutti, Robert Gibbs, Laura Cavazzini, Peter Scholz e Marco Rossi.

Il libro: Serena Romano, Damien Cerutti (a cura di), L’artista girovago. Forestieri, avventurieri, emigranti e missionari nell’arte del Trecento in Italia del Nord, Viella, Roma 2012, 352 pp., ill., 33 tavv. col. f.t., 17×24 cm, bross. € 40,80.

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