SAN MARTINO, LE ORIGINI DELLA FESTA: CURIOSITÀ, RITI CELTICI E OCHE NEL PIATTO

Domani si celebra san Martino, uno dei santi più venerati del medioevo, in particolare in Francia. Cosa rese così popolare il vescovo di Tours, e perché alla sua festa sono legate tante usanze e tradizioni in tutta Europa?

Martino nacque intorno al 315 nella regione della Pannonia e fin da giovane fu avviato alla carriera militare dal padre, che scelse il nome Martino in onore a Marte, dio della guerra. L’episodio più noto della vita del santo – il taglio del mantello per riparare dal freddo un mendicante – si svolse proprio quando era ancora soldato e testimonia l’attenzione per gli umili che avrebbe reso di lui un santo molto amato dal popolo.

Dopo aver lasciato le armi, divenne monaco e fondò vicino a Poitiers una comunità di asceti, considerata il primo monastero databile in Europa, praticando un’intensa attività pastorale in tutta la Francia che lo rese molto conosciuto. Una fama che, secondo la tradizione, lo portò a essere eletto vescovo di Tours per acclamazione popolare.

Alla sua morte, avvenuta l’8 novembre del 397, gli abitanti di Poitiers e Tours si contesero le sue spoglie, che furono trafugate nella notte da questi ultimi: i funerali si svolsero tre giorni dopo, l’11 novembre, data che sarebbe diventata la ricorrenza ufficiale legata al santo.

San Martino, i funerali

La popolarità che Martino di Tours godeva in vita spiega solo in parte la centralità della sua festa nel corso del medioevo (e oltre). Il giorno dell’11 novembre coincideva infatti con la fine delle celebrazioni del Capodanno dei Celti, il “Samuin”, che si svolgevano proprio nei primi dieci giorni del mese: il retaggio di questa festa pagana era ancora presente nell’Alto Medioevo, e la Chiesa sovrappose il culto cristiano del santo più amato dell’epoca alle tradizioni celtiche. Molte usanze di ascendenza precristiana sopravvissero così nel corso dei secoli, confluendo nelle celebrazioni di san Martino.

Cosa accadeva dunque l’11 novembre? La festa di San Martino era una delle più importanti feste dell’anno, una sorta di capodanno contadino nel corso del quale si mangiava e beveva in abbondanza. Anticamente infatti il periodo di penitenza e digiuno che precede il Natale cominciava il 12 novembre e prendeva il nome di “Quaresima di san Martino”.

A incoraggiare il momento di baldoria era anche la conclusione delle attività agricole legate all’inizio dell’autunno, nonché il clima più mite che solitamente caratterizza queste giornate (la ben nota “estate di san Martino”). In questo periodo inoltre occorreva finire il vino vecchio per pulire le botti e lasciarle pronte per la nuova annata, e al contempo si iniziava a bere il vino novello (“per san Martino ogni mosto è vino”). L’atmosfera era simile a quella di un “giovedì grasso”, come ci testimonia – un po’ iperbolicamente – il dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio dal titolo “Il vino di San Martino”: il popolo in festa si precipita a tracannare il vino nuovo, mentre sulla destra vediamo il santo a cavallo.

La protagonista assoluta dei menu dell’11 novembre era – e in molte regioni d’Italia lo è tuttora – l’oca, che nelle case più povere poteva essere sostituita con l’anatra o la gallina.

Secondo la tradizione, quando Martino venne eletto per acclamazione vescovo di Tours, si nascose nelle campagne perché preferiva continuare la sua vita monacale: furono le strida di un gruppo di oche a rivelare agli abitanti di Tours il nascondiglio del santo, che dovette così accettare l’incarico. In realtà anche la tradizione di cucinare l’oca va ricollegata ad alcune usanze pagane: nelle celebrazioni celtiche, che avevano il loro culmine in questo periodo dell’anno, l’oca era infatti un animale sacro.

Che si trattasse di oca, anatra o gallina, per festeggiare San Martino il volatile non poteva mancare sulle tavole medievali (come ci mostra il Libro d’Ore di Laudomia de’ Medici, dove il mese di novembre è rappresentato dal cacciatore che rincasa dopo aver catturato tre anatre).

In molte parti d’Europa i festeggiamenti prevedevano anche falò, processioni (spesso con lanterne, molto diffuse ancora oggi) e scambi di regali: in alcune regioni della Francia e della Fiandre era san Martino che portava i regali ai bambini, scendendo dal camino proprio come Babbo Natale. L’uccisione del maiale – nel nord Italia tradizionalmente associata al mese di dicembre – si svolgeva oggi in Spagna, dove è ancora vivo il proverbio “A cada cerdo le llega su San Martín” (“Ogni maiale ha il suo San Martino”).

Ma San Martino era una sorta di capodanno anche per le attività civili e lavorative: l’11 novembre scadevano infatti i contratti agricoli e di affitto, e di conseguenza si svolgevano in questo periodo i traslochi (“fare san Martino” voleva dire proprio “traslocare”). I contadini inoltre erano tenuti a consegnare al signore la quantità di pollame loro imposta dal contratto di conduzione dei terreni, come puntualmente illustrato in questa miniatura del Libro d’Ore Torriani.

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