L’ANNUNCIAZIONE NEL RINASCIMENTO: STORIA, SIMBOLI E SEGRETI

Da Beato Angelico a Botticelli, da Piero della Francesca a Leonardo: nel Rinascimento l’iconografia dell’Annunciazione subisce una rivoluzione. Terza e ultima parte del nostro speciale dedicato alla storia e ai simboli di uno dei soggetti più rappresentati nell’arte.

 

di Raffaela Fazio Smith*

 

Clicca qui per leggere la prima parte (le origini) e la seconda parte (il Medioevo)

 

L’Annunciazione ideale

Nel Quattrocento, la scena dell’Annunciazione è caratterizzata dall’idealismo tipico del Rinascimento. Elementi fondamentali sono bellezza, grazia, proporzione, armonia. La scena è quasi sempre pervasa da un clima di familiarità, che si rispecchia nella relazione tra i due personaggi principali, Maria e Gabriele. Vi è una chiara vicinanza tra divino e umano: il messaggero divino viene ritratto come un essere perfettamente umano e inserito in un ambiente domestico.

A differenza di quello che avveniva nei secoli precedenti, le figure assumono caratteri psicologici. Invece di concentrarsi esclusivamente sul simbolismo dei gesti e degli oggetti, gli artisti ritraggono anche sentimenti ed emozioni. Nel caso di Maria, l’accento è posto soprattutto sulla sua umiltà e purezza.

La Vergine è capace di accogliere il progetto divino, nonostante il suo timore di giovane donna e l’anticipazione della sua sofferenza di madre. Questo spiega l’atteggiamento ritroso, a volte turbato, con cui viene mostrata.

La rappresentazione dei sentimenti è influenzata anche dallo sviluppo nella percezione religiosa. Il cristiano rinascimentale non vuole soltanto adorare la Vergine come madre di Dio, ma vuole avvicinarsi a lei perché interceda presso Gesù come madre di tutti i fedeli.

L’idea stessa dell’intercessione è legata a quella di sentimento: grazie al sentimento di compassione ed affetto che Maria riesce a suscitare in suo figlio, il credente potrà trovare grazia presso il Salvatore.

 

Spazio alla prospettiva

La familiarità che caratterizza la scena dell’Annunciazione è una “familiarità maestosa”, perché le posizioni dei personaggi s’ispirano ad una compostezza classica e lo spazio a volte stupisce per i suoi virtuosismi di prospettiva.

Lo sfondo delle immagini non è più dorato, come nella pittura bizantina o all’epoca di Duccio e Cimabue. In quel tempo, lo sfondo dorato indicava la sacralità della scena, la fede universale e totalizzante (l’oro è simbolo per eccellenza della gloria divina: nello sfondo dorato, che è pura luce, l’assenza di ombre allude all’assenza di tempo e l’assenza di tempo allude all’eternità).

La scena dell’Annunciazione è ora situata in splendidi palazzi con pavimenti e colonne di marmo oppure in camere dagli alti soffitti. In questi spazi “chiusi”, comunque, sono sempre presenti elementi di apertura (una finestra, una porta, un arco, etc.) che conducono l’occhio dell’osservatore anche verso l’esterno.

L’architettura diventa l’unico elemento che in qualche modo differenzia lo spazio in cui si muove l’angelo e quello in cui si muove la Vergine, spazi che, seppur distinti, sono attigui e perfettamente bilanciati. 

Allora basterà il riquadro di una porta (come nella celebre Annunciazione di Botticelli agli Uffizi) o lo sfondo di un edificio o l’arco di una volta a segnare il passaggio dallo spazio umano a quello divino.

  

Una stanza piena di simboli

Anche nel Rinascimento, la scena dell’Annunciazione è carica di simbolismo. Simbolici continuano ad essere i colori utilizzati per gli abiti di Gabriele e di Maria. Ad esempio, l’azzurro è simbolo di spiritualità, contemplazione, vicinanza al divino. Il rosso è simbolo di carità, di sacrificio e allusione alla futura passione di Cristo. L’oro, nel suo fulgido splendore, rappresenta il divino nella sua potenza, trascendenza e gloria eterna.

Simbolici sono anche altri elementi della scena. Ad esempio, il leggio e il libro, introdotti nell’iconografia fin dall’XI secolo, sono chiari riferimenti alla preghiera ed al raccoglimento, che hanno preparato Maria alla venuta di Dio.

Il giglio che, a partire dal XIV secolo, compare in mano a Gabriele, è immagine di bellezza, purezza, grazia, e simbolo per eccellenza della maternità verginale di Maria. Anche la perla che, a volte, è dipinta tra i gioielli che adornano la Vergine, è simbolo dell’incarnazione e della nascita di Cristo, secondo l’esegesi biblica dei padri della Chiesa.

Infine, simbolici sono anche alcuni elementi dello spazio. Ad esempio, la presenza del numero 3 nell’architettura (trifore, finestre trilobate, portici a tre arcate, ecc.) richiama la Trinità. La bellezza della natura è allusione al paradiso, ripristinato grazie a Maria che ha permesso l’incarnazione di Cristo.

Il giardino, con i suoi frutti, i suoi fiori, le sue fontane, è simbolo di Maria stessa, a cui i Padri della Chiesa hanno attribuito vari elementi del Cantico dei Cantici: il giardino chiuso, la fontana sigillata, la melagrana dai tanti grani come allusione alle tante virtù di Maria, il giglio, la rosa.

 

* L’articolo in inglese è disponibile su The Global Dispatches

 

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