LA CONVERSIONE DI SAN PAOLO E IL MISTERO DEL CAVALLO

Chi ha detto che san Paolo cadde da un cavallo? Vediamo come e perché gli artisti medievali hanno introdotto l’equino (di cui le Sacre Scritture non parlano) imponendolo come lo standard iconografico. Le eccezioni, però, non mancano.

 

Se pensiamo alla conversione di san Paolo – episodio che la liturgia cristiana celebra oggi – siamo soliti immaginare un uomo che cade da cavallo. Eppure, non ci fu alcun cavallo: le Sacre Scritture si limitano a dire che il santo “cadde a terra” durante un viaggio e non si parla di destrieri. Il cavallo è dunque un’invenzione – o una deduzione – della tradizione artistica medievale. Vediamo perché.

L’episodio lo conosciamo tutti: mentre viaggiava verso Damasco, dove si recava per ottenere dalla sinagoga l’autorizzazione ad arrestare i cristiani, Paolo di Tarso fu abbagliato da un fulgore improvviso apparso dal cielo e cadde a terra. La voce di Dio, udita anche dai soldati che erano al suo seguito, gli disse: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Saulo si alzò da terra ma aveva perso la vista (l’avrebbe riacquistata qualche giorno dopo per merito di Anania).


La scelta di raffigurare l’episodio come una caduta da cavallo è del tutto logica: Paolo era in viaggio, ed è plausibile che non si stesse spostando a piedi. Questo ragionamento indusse i miniatori e i pittori dei primi secoli a introdurre l’equino, che da allora si è imposto come lo “standard” iconografico della storia dell’arte. A seconda dei casi, la conversione è mostrata come un evento drammatico

… o come un evento di natura più riflessiva e spirituale. E in tal caso il santo non viene neppure disarcionato.

Miniatura tratta da Messale francescano (metà XIV secolo), Bodleian Library

Esiste però anche un’altra spiegazione. Secondo una convenzione medievale, il peccato capitale della superbia era rappresentato come un cavaliere che viene disarcionato: una traduzione visiva che si applicava perfettamente alla vicenda spirituale di Paolo di Tarso.

Nonostante il cavallo abbia egemonizzato l’iconografia della conversione di Saulo, non mancano alcuni audaci artisti attenti alla correttezza filologica. Ecco due miniature che raffigurano la caduta dell’apostolo come una sorta di svenimento. E di equini, nessuna traccia.

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