LA “NOTTURNA TENEBRA” SCENDE SUL PURGATORIO

Antipurgatorio: Virgilio incontra un suo fan, Dante assiste alla cacciata di una biscia mostruosa e il miniatore commette un errore bizzarro.

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Nella Divina Commedia di Alfondo d'Aragona, la seconda miniatura del Purgatorio accorpa in una stessa scena i canti dal VI all'VIII.

Giunti nella seconda balza dell’Antipurgatorio, ove le anime dei pigri a pentirsi attendono la salita al monte tanto tempo quanto vissero, Dante e Virgilio incontrano il trovatore Sordello da Goito che, inteso che uno dei due pellegrini è come lui mantovano, non esita ad abbracciarlo (l'episodio è raffigurato al centro della miniatura).

Sordello si offre dunque di fare da guida ai due pellegrini, ma spiega che dopo il tramonto del sole la salita è interdetta e propone di trascorrere la notte, ormai sopraggiunta, in una valletta appartata e fiorita.

Qui Dante e Virgilio incontrano Nino Visconti e Corrado Malaspina, raffigurati nella parte sinistra dell'illustrazione. Accanto a loro è Sordello, mostrato non più nudo ma vestito con un sorprendente abito viola: una svista del miniatore o una scelta espressiva, per sottolineare l'affinità con il poeta latino?

A un tratto, Sordello richiama l’attenzione dei due poeti su un serpente che si avvicina strisciando nell’erba, ma il frusciare delle ali di due angeli è sufficiente a farlo scappare. Il miniatore però rappresenta la scena a modo suo: gli angeli, lungi dal mettere in fuga il serpente con il solo fruscio delle ali, danno vita a un attacco armato contro “la mala striscia”, giovandosi di spade dalle punte arrotondate e ferrigne. Il serpente, inoltre, non è affatto dipinto come una biscia, ma presenta gli stessi tratti dei draghi incontrati nell'Inferno, come la creatura mostruosa sulla schiena di Caco e, in parte, di Gerione.

Il testo è tratto da Milvia Bollati (a cura di), La Divina Commedia di Alfonso d’Aragona, Franco Cosimo Panini Editore.

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