IL LIBRO D’ORE DEL PERUGINO, PINACOTECA IN MINIATURA

Bologna, primi anni del Cinquecento. La città, sotto il dominio dei Bentivoglio, vive un momento di grande splendore e le arti vengono favorite dalle più ricche famiglie nobili. Tra queste, spicca la dinastia dei Ghislieri, da sempre al centro della vita politica bolognese. Per celebrare la nascita del nipote Bonaparte, il potente Francesco Ghislieri convoca i migliori artisti dell’epoca e affida loro il compito di creare, più che un libro, una pinacoteca in miniatura.

All’impresa prende parte il grande genio della pittura umbra, Pietro Vannucci detto il Perugino, che dipinge la sola e unica pagina miniata di tutta la sua carriera. Quando il Ghislieri lo contatta, l’artista umbro è al culmine della celebrità. Venerato dai contemporanei come il massimo pittore vivente, Pietro Vannucci è a capo della più prolifica e ambita bottega italiana, della quale fanno parte Raffaello Sanzio e il Pinturicchio. La pagina raffigurante il Martirio di san Sebastiano è l’unica miniatura realizzata dal Perugino nella sua vita e per questo la sua importanza storica e artistica è senza pari. Francesco Ghislieri era particolarmente devoto a san Sebastiano e per questo decise di affidare questo soggetto proprio al Perugino, il pittore più importante. L’immagine ha una qualità altissima ed è dipinta con una tecnica accurata e sciolta, come rivelano la resa del tenerissimo paesaggio tutto intriso di luce e il sottilissimo tratteggio eseguito in punta di pennello con cui sono dipinte le figure. L’autografo “Petrus Perusinus pinxit” testimonia che fu Pietro Vannucci in persona a dipingere la pagina.

Il Perugino, Lorenzo Costa, Francesco Francia, Amico Aspertini: nessun altro codice miniato può vantare una rosa di artisti di questo calibro. A ognuno di essi Ghislieri chiede di dipingere una miniatura a tutta pagina, per racchiudere nel libro il meglio della pittura italiana dell’epoca. A coordinare un’equipe così straordinaria è Matteo da Milano, uno dei maggiori miniatori dell’epoca, autore di capolavori assoluti come il Breviario di Ercole I e il Libro d’Ore Torriani: sono suoi gli splendidi bordi decorati con motivi floreali alternati a castoni con pietre preziose e perle, impreziositi da sorprendenti effetti trompe-l’œil. Nella sua Annunciazione, ad esempio, il miniatore dà sfoggio del suo minuto e prezioso descrittivismo (si vedano i fregi raffinatissimi delle architetture), mentre il paesaggio sullo sfondo sembra ispirarsi a Dürer.

Uno degli elementi più originali del Libro d’Ore del Perugino è la decorazione a grottesche che fa da cornice a molte pagine. Le grottesche, soggetto pittorico molto popolare a partire dal Cinquecento, sono figurine esili ed estrose, che si fondono con decorazioni geometriche e naturalistiche. Il nome deriva dalle “Grotte” del Colle Esquilino a Roma, cioè i resti sotterranei della Domus Aurea di Nerone, scoperti nel 1480 e divenuti oggetto di studio tra i pittori dell’epoca. Un esempio di decorazione a grottesche si ha nella pagina dipinta da Amico Aspertini, che, dopo avere assimilato la dolcezza di stile dei suoi maestri Costa e Francia, fa ricorso a una tavolozza ricercata, dai contorni appuntiti e incisivi e dalle asperità del paesaggio. Sul margine destro compare la firma “Amicus Bononiensis”.

La legatura del Libro d’Ore è una tra le più ricche e complesse del Rinascimento. Due medaglioni circolari incassati contengono ciascuno una miniatura: l’Arcangelo Gabriele sul piatto anteriore e la Vergine Annunciata sul retro. Il resto della superficie dei piatti esterni è coperto da una sottile pelle lavorata a traforo con un intricato disegno a filigrana, sovrapposta ad un fondo in tessuto di diversi colori e pelle dipinta e dorata. Nei contropiatti vi è inoltre una parte in pelle dipinta e dorata con motivi fogliacei, e un medaglione centrale raffigurante Giulio Cesare. Il medaglione centrale riproduce un intaglio dalla collezione dei Medici raffigurante Giulio Cesare, nel quale alcuni dettagli, come i capelli e la scritta “DIVI IVLI” sono dorati.

Franco Cosimo Panini Editore in collaborazione con la British Library – che custodisce il manoscritto – ha realizzato l’edizione in facsimile del Libro d’Ore del Perugino: l’opera, identica in tutto all’originale, riproduce per la prima volta e con la massima fedeltà il raffinato codice bolognese. Per l’occasione sono state reinserite le quattro pietre dure che impreziosivano la legatura: due ambre sul piatto anteriore e due acquemarine su quello posteriore, tagliate a cabochon. L’edizione, realizzata a tiratura limitata unica e irripetibile di 980 esemplari, è accompagnata da un volume di saggi a cura di Massimo Medica. Il facsimile del Libro d’Ore del Perugino fa parte della collana “La Biblioteca Impossibile”, che riunisce i capolavori della miniatura del Rinascimento italiano. Per maggiori informazioni: info [at] fcp.it.

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