MINIATORE CONTRO DANTE, LO SCONTRO CONTINUA

Dante raggiunge la seconda cornice del Purgatorio, che accoglie le anime degli invidiosi. E il miniatore, stanco di seguire il testo, inizia a prendersi alcune libertà.

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Nella raffigurazione della seconda cornice, in cui le anime purgano il peccato dell’invidia, di nuovo il miniatore della Divina Commedia di Alfonso d’Aragona “tradisce” il testo dantesco: volendo forse sottolineare il ruolo simbolico che svolgono le stelle nella cantica, l’artista ignora il fatto che l’ascesa penitenziale può avvenire solo durante il giorno, illuminata dalla luce del sole. Anche questa scena, infatti, è ambientata sotto un cielo stellato.

Sorprende, inoltre, la rappresentazione dell’angelo che cancella con un colpo d’ala una P incisa sulla fronte di Dante: invece che essere presentata come momento finale della scena, è posta all’inizio, dando l’idea che l’episodio si svolga prima di accedere alla seconda cornice.

La miniatura si concentra invece sul momento in cui, avendo ficcato gli occhi “per l’aere ben fiso”, il poeta vede “ombre con manti / al color de la pietra non diversi”; esse infatti sono ricoperte di “vil cilicio”, un panno ruvido e pungente.

Il poema sottolinea quindi come gli invidiosi siano seduti appoggiati l’uno all’altro, e come tutti si addossino alla parete di pietra, postura solo parzialmente rispettata nell’immagine; soprattutto però la raffigurazione diverge dal testo perché è assente il terribile contrappasso per cui le anime purganti sono impedite nella vista da un filo di ferro che fora e cuce le loro palpebre: un’assenza sorprendente da parte del miniatore, che normalmente ama esasperare i particolari drammatici.

La prima anima incontrata da Dante è Sapia, donna senese della famiglia dei Salvani, che il miniatore tratteggia appena accennando il seno, e che raffigura in piedi, al centro dell’immagine, con un’anima che a lei si appoggia.

Nella parte finale della miniatura è mostrato l’incontro con il ravennate Guido del Duca, che protende il volto verso il poeta chiedendogli di svelare la sua identità e il motivo del suo essere in Purgatorio benché ancora vivo, e con Rinieri da Calboli, colto in atteggiamento pensoso e turbato, poiché ha sentito dal compagno di quale stragi si macchierà il crudele nipote Fulcieri da Calboli.

Il testo è tratto da Milvia Bollati (a cura di), La Divina Commedia di Alfonso d’Aragona, Franco Cosimo Panini Editore.

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