IL PURGATORIO DI DANTE: INIZIA LA SALITA

Il peggio sembra passato, ma per Dante la strada verso la salvezza è ancora in salita: viaggio (illustrato) sul “monte che salendo altrui dismala”.

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Nella Divina Commedia di Alfonso d’Aragona, la prima scena illustrata del Purgatorio è dedicata al “celestial nocchiero”.

Sotto un cielo ancora stellato, ma che già mostra all’orizzonte le luci dell’alba, Dante e Virgilio sostano sulla spiaggia del Purgatorio “come gente che pensa a suo cammino”.

Davanti a loro sono alcune anime salve, mentre il volto austero e barbuto che si scorge alle loro spalle è quello di Catone l’Uticense.

Improvvisamente al poeta appare “un lume per lo mar venir sì ratto / che ‘l muover suo nessun volar pareggia”: si tratta dell’angelo nocchiero, il cui compito è traghettare le anime sulla spiaggia del monte purgatoriale.

La porta e la cinta muraria illustrate nella parte destra della miniatura sono un’invenzione dell’artista, volta a creare un parallelismo con con l’ingresso dell’Inferno. All’interno delle mura si vede la montagna del Purgatorio “bruna / per la distanza” proprio come era apparsa a Ulisse.

Una delle anime traghettate dall’angelo riconosce Dante: è il musico fiorentino Casella, che il poeta tenta vanamente di abbracciare. Tutti i presenti – Catone compreso – si fermano allora ad ascoltare “l’amoroso canto” di Casella, che intona la canzone dantesca Amor che ne la mente mi ragiona.

Il testo è tratto da Milvia Bollati (a cura di), La Divina Commedia di Alfonso d’Aragona, Franco Cosimo Panini Editore.

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