QUALE OPERA VORRESTI RESTAURARE? DECIDI TU CON UN CLICK

Noi abbiamo già votato, ora tocca a voi. Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha lanciato la consultazione online “L’Arte Aiuta l’Arte”: gli utenti con un semplice click potranno scegliere di restaurare l'opera d'arte preferita, selezionandola tra una rosa di otto conservate a Firenze, Napoli, Roma e Venezia. Il restauro sarà finanziato dalla Direzione Generale per la Valorizzazione, che destinerà i proventi dei biglietti di ingresso delle precedenti edizioni di “Una notte al museo”. Per partecipare alla consultazione online basta collegarsi al link www.valorizzazione.beniculturali.it/arteaiutaarte, e selezionare l’opera d’arte preferita. Il sondaggio online si chiuderà il 15 novembre e al termine verrà pubblicata sul sito una graduatoria delle opere più votate.

Ecco le otto opere candidate al restauro:

1. Cavallo in marmo del I secolo d. C. (Galleria degli Uffizi). L’opera fu rinvenuta alla metà del Cinquecento in mare non lontano da Fiumicino. Ricoverata in un primo momento nella villa alla Magliana, passò poi a Villa Medici sul Pincio, dove venne inserita nel gruppo dei Niobidi. Giunta a Firenze nel 1770, fu sistemata nella sala della Niobe agli inizi dell’Ottocento. Il Cavallo, in origine da immaginarsi al trotto e non impennato, costituisce un ottimo esempio di scultura monumentale del primo impero, probabilmente appartenuta ad un gruppo celebrativo.

2. Croce dipinta con la Maddalena adorante ai piedi di Cristo (XIII secolo, Galleria dell’Accademia, Firenze). Croce dipinta raffigurante Gesù crocifisso come Cristus Patiens ; mancano la cimasa e le tabelle laterali, delle quali si intravedono solo alcuni frammenti dei Dolenti, in basso compare il Golgota e a sinistra la Maddalena che, in ginocchio, bacia i piedi di Gesù. L’opera proviene dal monastero vallombrosano femminile dello Spirito Santo a Varlungo (Firenze), dove le suore si rifugiarono dopo la soppressione della loro antica sede a San Giorgio alla Costa; dal 1893 appartiene alle Gallerie fiorentine. Riferita in passato ad un seguace di Duccio di Buoninsegna, è opera di un pittore fiorentino di ambito cimabuesco che lavora in stretta dipendenza dalla Croce dipinta da Cimabue per la chiesa di Santa Croce. L’artista utilizza un linguaggio pienamente aggiornato sugli influssi senesi portati a Firenze da Duccio negli anni Ottanta del XIII secolo, suggerendo, quindi, la datazione del dipinto nella seconda metà del nono decennio del Duecento.

3. Pietro Perugino e bottega, Madonna con il Bambino (Museo di Capodimonte, Napoli). La tavola, giunta a Napoli in seguito alle complesse vicende storiche del 1799 e attribuita alternativamente a Raffaello e a Perugino negli antichi inventari, è stata ricondotta più giustamente all’ambito del Vannucci nei primi decenni dell’Ottocento. Si tratta infatti di una composizione elaborata dal Perugino e replicata più volte, spesso con l’aiuto della sua fiorente bottega, tanto da diventare un’immagine emblematica della sua produzione artistica. L’intervento di restauro consentirà di recuperare tutta la dolcezza peruginesca della Madonna, assisa sulle rocce con in braccio il Bambino che le stringe teneramente il pollice, il raffinato corteo dei Magi immerso nella tersa atmosfera del paesaggio umbro, attualmente pesantemente offuscati da una vernice ingiallita.

4. Ambito di Raffaello, Madonna con il Bambino (Museo di Capodimonte, Napoli). Entrato a far parte delle collezioni borboniche nel 1802 come opera di Raffaello, il dipinto proveniva dalla collezione Borghese dove, nell’inventario dei beni della famiglia, era considerato opera “della più elevata bellezza e conservazione”. Giunto a Napoli, fu sempre ritenuto un originale di Raffaello sino al 1860 quando Johann David Passavant lo classificava come copia antica della celebre Madonna Bridgewater, eseguita negli anni 1507- 1508 e oggi in prestito alla National Gallery of Scotland di Edimburgo. Si conoscono molte copie antiche dell’opera; questa di Capodimonte, datata tra gli anni dieci e gli anni venti del Cinquecento, è da riferire all’ultimo periodo dell’attività di Raffaello in rapporto con la cerchia più stretta degli artisti che lavoravano nella sua bottega.

5. Scuola fiamminga, Natività (Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Barberini, Roma). La tavola, in origine forse una portella, formava probabilmente, insieme con il n. 2430 (cui è legato anche tematicamente), un trittico o comunque un più ampio complesso. La paternità del dipinto è stata ricondotta al cosiddetto Maestro delle Storie di San Giovanni Evangelista – dal nome del polittico oggi conservato nella pinacoteca di Palazzo Bianco a Genova – pittore bruggese attivo alla fine del XV secolo già individuato dal Friedländer come autore di un piccolo nucleo di opere, tra cui, oltre al polittico genovese, figura l'ancona dell'Annunciazione del museo Poldi Pezzoli di Milano. Le tavole della Galleria Nazionale, esposte nelle nuove sale destinate ai pittori nordici, potranno costituire a questo proposito, dopo il restauro, un proficuo termine di confronto.

6. Scuola fiamminga, Presentazione al tempio (Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Barberini, Roma). La tavola, in origine forse una portella, formava probabilmente, insieme con il n. 2429 (cui è legato anche tematicamente), un trittico o comunque un più ampio complesso. La paternità del dipinto è stata ricondotta al cosiddetto Maestro delle Storie di San Giovanni Evangelista – dal nome del polittico oggi conservato nella pinacoteca di Palazzo Bianco a Genova – pittore bruggese attivo alla fine del XV secolo già individuato dal Friedländer come autore di un piccolo nucleo di opere, tra cui, oltre al polittico genovese, figura l'ancona dell'Annunciazione del museo Poldi Pezzoli di Milano. Le tavole della Galleria Nazionale, esposte nelle nuove sale destinate ai pittori nordici, potranno costituire a questo proposito, dopo il restauro, un proficuo termine di confronto.

7. Francesco Zuccarelli, Paesaggio col Battista (Gallerie dell’Accademia, Venezia). Il dipinto fu eseguito come pièce de rèception all’Accademia veneziana dopo l’elezione del 16 gennaio 1763. Seppure la figura del Battista appaia un po’ convenzionale, il paesaggio ha intensi accenti pittorici e presenta un’ intonazione eroica alla Salvator Rosa insolita alla poetica arcadico-pastorale dell’artista

8. Nicolas Renier, Giuditta e Oloferne (Gallerie dell’Accademia, Venezia). L’opera entra in collezione nel 1838, come opera di Nicolas Renier, attraverso al donazione Contarini. L’attribuzione non viene mai più messa in discussione, così come la sua datazione al periodo tardo dell’artista verso il 1650-1660. Come di consueto Renier gioca sull’ambiguità della figura femminile che si presenta fiera e vittoriosa ma al tempo stesso lasciva, mezzo svestita e ornata dei più bei gioielli la luce mette in risalto la generosa scollatura della giovane donna dall’incarnato lattiginoso.

“Attraverso il progetto “L’Arte Aiuta l’Arte” - dichiara il Ministro dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo, Massimo Bray – vogliamo coinvolgere attivamente i cittadini nel sostegno alla conservazione e alla tutela del patrimonio culturale statale, che è un patrimonio comune”. “Con questa consultazione online - aggiunge il Direttore Generale per la Valorizzazione, Anna Maria Buzzi - dopo aver aperto le porte dei nostri musei di notte, apriremo agli utenti della rete, che diventeranno protagonisti, potendo contribuire direttamente al restauro del nostro patrimonio”.

E ora, non vi resta che votare: www.valorizzazione.beniculturali.it/arteaiutaarte

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