QUEI BACI TRA LE FIAMME

L’ultima cornice del Purgatorio ospita le anime dei lussuriosi, condannati a camminare tra fiamme di fuoco. Che anche Dante – un po’ timoroso – dovrà attraversare.

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Accompagnato dalle sue guide, Virgilio e Stazio, Dante è ormai giunto “a l’ultima tortura”, la settima cornice della montagna del Purgatorio, occupata da fiamme di fuoco entro cui camminano i lussuriosi. In modo del tutto lineare, la miniatura segue lo sviluppo narrativo dei canti relativi all’ultima cornice, pur omettendo di visualizzare, con scelta consueta, gli esempi di lussuria punita e di castità gridati dai penitenti.

Poiché l’ombra proiettata da Dante fa apparire più rovente la fiamma, le anime si accorgono che egli è vivo e una gli si avvicina, per quanto possibile, per avere spiegazione. Prima che Dante possa parlare, giunge una seconda schiera di penitenti, che procede in senso inverso alla prima. Le anime delle due schiere prendono dunque a baciarsi, “pur sanza restar”; quindi ciascuna di esse continua il cammino nella direzione che le è propria.

Dopo che Dante ha dichiarato la sua condizione di vivo, l’anima che in precedenza gli si era avvicinata e che si rivela essere il poeta stilnovista Guido Guinizzelli spiega che le due schiere che Dante ha visto incontrarsi sono composte l’una, a cui egli stesso appartiene, da lussuriosi eterosessuali, l’altra da omosessuali.

Al proposito non è forse priva di malizia la raffigurazione, che pone in primo piano, unico ben visibile, un bacio tra una donna e un chierico. Anche l’ultima anima che si distacca dalla schiera rappresentata, ultima tra tutte le anime del Purgatorio a parlare con Dante, è quella di un poeta: il provenzale Arnaut Daniel, “miglior fabbro del parlar materno”, che prega Dante affinché lo soccorra con le sue preghiere.

Ma il poeta è ormai giunto davanti all’angelo della castità che gli cancellerà con un colpo d’ala l’ultima P incisa sulla fronte. Secondo l’iconografia consueta al miniatore e in autonomia rispetto al poema, l’angelo è in volo e adempie al suo ufficio vestito di una tunica verde, circonfuso di raggi che ne indicano lo splendore.

L’ultima immagine raffigura l’esitazione di Dante a varcare la cortina ignea, passaggio necessario per accedere al Paradiso terrestre. Su invito di Virgilio, che lo incoraggia a superare la paura, Dante prende in mano un lembo del suo vestito e lo pone tra le fiamme, così da vedere come in quel fuoco ci possa “esser tormento, ma non morte”. Sarà soltanto il ricordo di Beatrice che lo attende, tuttavia, a convincere il poeta ad attraversare il muro di fuoco.

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