SANT’ANTONIO, SIMBOLI E CURIOSITÀ DELL’EREMITA AMICO DEI MAIALI

Perché sant’Antonio – di cui oggi si celebra la ricorrenza – è sempre raffigurato insieme a un maiale? e perché l’abate eremita ha un bastone con un manico a forma di T?

 

Nato intorno al 251 e morto nel 356, sant’Antonio è considerato l’iniziatore del monachesimo e per questo nella storia dell’arte è raffigurato come un monaco anziano con barba bianca, vestito della tonaca da frate col cappuccio. Il bastone su cui si appoggia è spesso a forma di stampella, emblema tradizionale del monaco medievale il cui dovere era di aiutare gli zoppi e gli infermi, oppure è semplicemente un bastone pastorale.

Spesso il manico del bastone è a forma di T, o in alternativa può comparire la lettera tau sulla sua tonaca, all’altezza della spalla. Questo simbolo richiama la croce egizia (non dimentichiamo che sant’Antonio è originario dell’alto Egitto), antico simbolo di immortalità poi adottato come emblema dai cristiani alessandrini. Secondo un’altra interpretazione la lettera tau allude alla parola “thauma”, che in greco antico significa “prodigio”.

Passiamo al maiale, compagno inseparabile del santo in tutte le sue rappresentazioni. Nel corso del medioevo il maiale, che aveva ancora l’aspetto del cinghiale, era infatti l’animale allevato dai monaci antoniani e secondo la tradizione il suo grasso era un antidoto contro l’herpes zoster, noto come il fuoco di sant’Antonio.


Al maiale si sono quindi aggiunti altri animali, e per estensione l’abate è diventato il protettore di tutti gli animali domestici e della stalla.

Un altro attributo tipico del santo è la campanella, ora tenuta in mano o legata al bastone, ora appesa al collo del maiale. Con la campanella infatti i monaci antoniani annunciavano il loro arrivo durante gli spostamenti e le questue, e con essa venivano scacciati gli spiriti maligni. L’oggetto si riferisce anche al curioso privilegio concesso dal papa agli antoniani, che permetteva loro di allevare maiali per uso proprio a spese della comunità: i porcellini potevano circolare liberamente fra cortili e strade e, per evitare che qualcuno li rubasse, recavano al collo una campanella di riconoscimento.

Miniatura tratta dalle Ore Beaufort-Beauchamp (1430-1443), British Library

Quando il santo non è in preghiera, lo vediamo intento a fronteggiare l’assalto dei demoni: le famose tentazioni di sant’Antonio, molto rappresentate nell’arte del XV e XVI secolo. I diavoli che disturbano la vita ascetica dell’eremita possono avere l’aspetto di mostri e bestie feroci

… oppure, per alludere alla natura sensuale delle tentazioni, possono avere le sembianze di una figura femminile (dotata di artigli o di corna sul capo).

Il santo, infine, può anche essere alle prese con un fuoco che arde sotto i suoi piedi: ennesima allusione alle tentazioni della lussuria – subite e sconfitte – ma anche, di nuovo, al morbo che prende il suo nome.

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One Comment

  1. angela pascolat
    31 dicembre 2017 at 09:01 · Rispondi

    Nell’Italia del nord, fino a memoria dei nostri anziani, lasciavano un maialino girare per il paese. Tutti i paesani gli davano da mangiare. Quel maiale serviva per i poveri del paese.

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