ANTISEMITISMO MEDIEVALE: LE ORIGINI DEL JUDENSTERN

Judenstern conservato presso Jewish Museum Westphalia di Dorsten, Germania.

Judenstern conservato presso il Jewish Museum Westphalia di Dorsten, Germania.

Il 27 gennaio del 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa fecero il loro ingresso nel campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz. Con l’apertura dei cancelli del lager, resi ancor più tristemente celebri dalla scritta divenutane poi simbolo, Arbeit macht frei, si aprirono così anche gli occhi del mondo intero davanti agli orrori della “Soluzione Finale” voluta da Hitler. Per ricordare l’Olocausto e riaffermare il suo ruolo di monito contro i pericoli di odio, razzismo e pregiudizio, l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha proclamato nel 2005 il Giorno Internazionale della Memoria.

Folia Magazine propone quindi oggi un approfondimento volto a mostrare come alcuni aspetti che siamo abituati ad identificare come circoscritti a quel periodo storico abbiano radici ben più antiche. È il caso, ad esempio, del celebre Judenstern: la stella di David di colore giallo che gli Ebrei furono costretti ad indossare sotto il regime nazista.

 

Se le persecuzioni religiose ai danni degli Ebrei nel corso della Storia sono oggi ben note ai più, lo stesso probabilmente non si può dire a proposito delle modalità con cui le stesse persecuzioni venivano attuate. L’obbligo imposto agli Ebrei di essere immediatamente distinguibili dal resto della popolazione, infatti, fu forse la principale forma di discriminazione e persecuzione fin dal VIII e IX secolo d.C.. È in questo periodo che nei territori islamici si registra il primo cenno ad un codice di vestiario specifico per la popolazione ebraica: sotto il califfato di Omar II (717–720) ad ogni minoranza non musulmana (dhimmī) venne ordinato di indossare un segno distintivo (detto giyār) della propria fede religiosa. Tale ordinanza fu riaffermata negli anni successivi: in Sicilia, ad esempio, il governatore saraceno impose ai cristiani di indossare sui propri abiti un pezzo di stoffa nella forma di un suino, mentre agli ebrei venne assegnato un asino. A questi ultimi, inoltre, venne imposto di indossare alti copricapi a forma di cono e cinte di colore giallo. Questi segni, tuttavia, non erano necessariamente intesi come denigratori o punitivi; il loro scopo ufficiale, infatti, era quello di ribadire lo status di dhimmī della minoranza, garantendo all’individuo determinati diritti e protezioni.

Miniatura tratta da una "Bible Historiale", ms. 0059, c. 101r, 1330 circa, Médiathèque du Grand Troyes, Bibliothèque Municipale, Troyes.

Miniatura tratta da una “Bible Historiale”, ms. 0059, c. 101r, 1330 circa, Médiathèque du Grand Troyes, Bibliothèque Municipale, Troyes.

In seguito alle Crociate, l’usanza di imporre un codice di vestiario alle minoranze religiose si estese presto in tutta Europa. La regolamentazione definitiva avvenne l’11 novembre 1215, in occasione del Quarto Concilio Lateranense; papa Innocenzo III ordinò infatti che ebrei e musulmani dovessero indossare specifici capi d’abbigliamento per essere immediatamente distinguibili dai “buoni cristiani”, arginando così il rischio di relazioni fra individui appartenenti a fedi diverse. Il decreto, non specificando la natura o la tipologia di vestiario da indossare, lasciava però ampio margine ai detentori del potere temporale per regolamentare tali segni distintivi. Se in Italia il simbolo prese prevalentemente la forma di una toppa circolare sempre di colore giallo (con l’eccezione della Repubblica di Venezia, dove il colore scelto fu il rosso), infatti, gli ebrei spagnoli vennero identificati dal colore rosso; in questi territori, tuttavia, il distintivo venne reso obbligatorio solo sporadicamente.

In Francia, al contrario, un editto di Luigi IX (successivamente canonizzato come san Luigi IX re di Francia) impose ufficialmente l’uso della rouelle (una toppa a forma di ruota o disco, solitamente di colore giallo o bianco, o ancora rosso e bianco) già nel 1269. La rouelle costituiva una doppia beffa per gli ebrei: tenuto per legge ad indossarla, infatti, ogni ebreo era inoltre costretto a pagare un’ingente somma di denaro per poterla prima acquistare, oltre ad un canone annuale per poter continuare a possederla.

L'editto ufficiale (Judenpatent) con cui Ferdinando I d'Asburgo dichiarò obbligatorio l'uso del Gelber Ring (illustrato in basso a destra).

L’editto ufficiale (Judenpatent) con cui Ferdinando I d’Asburgo dichiarò obbligatorio l’uso del Gelber Ring (illustrato in basso a destra).

In Germania e nei territori del Sacro Romano Impero, in un primo momento, il capo di vestiario imposto agli ebrei fu il caratteristico cappello a punta detto pileum cornutum. Nel 1279 un consiglio ecclesiastico con sede a Budapest ordinò che gli ebrei indossassero un distintivo simile alla rouelle francese, noto in tedesco come Gelber Ring (“anello dorato”). Tale ordinanza venne dapprima imposta anche ad Augusta, nel 1434, ed estesa all’intera Germania nel 1530; l’uso del Gelber Ring venne regolamentato anche in Austria a partire dall’agosto 1551, quando l’imperatore Ferdinando I d’Asburgo ne dichiarò l’obbligatorietà tramite un editto ufficiale.

L’editto papale del 1215, tuttavia, fu accolto ancora più repentinamente in Inghilterra; già nel 1217, infatti, re Enrico III ordinò che gli ebrei dovessero indossare segni distintivi sul petto. Nel 1275, infine, Edoardo I specificò colore, forma e dimensioni di tale distintivo: ogni ebreo fu quindi obbligato, a partire dall’età di sette anni, ad indossare uno scampolo di feltro giallo. La forma stabilita era quella delle tavole della Legge rette da Mosè sul Monte Sinai, considerate simbolo dell’Antico Testamento.

L’uso dei distintivi iniziò a venire meno a partire dall’avvento dell’Illuminismo, fino a sparire quasi completamente in seguito ai venti di progresso portati in tutta Europa dalla Rivoluzione Francese.

 

"Ebrei perseguitati", miniatura tratta dal manoscritto "Cronache del Priorato della Cattedrale di Rochester", ms. Cotton MS Nero D II, c. 183v, fra il 1100 e il 1650, British Library, Londra.

“Ebrei perseguitati”, miniatura tratta dal manoscritto “Cronache del Priorato della Cattedrale di Rochester”, ms. Cotton MS Nero D II, c. 183v, fra il 1100 e il 1650, British Library, Londra.

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