LE 12 OPERE IMPERDIBILI DEGLI ESTE IN MOSTRA A VENARIA

Spettacolari, bizzarri, enigmatici: questi dodici capolavori “estensi” esposti alla Reggia di Venaria valgono, da soli, una visita alla mostra.

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Tutto è pronto alla Reggia di Venaria per la mostra “Gli Este. Rinascimento e Barocco a Ferrara e Modena” (di cui abbiamo parlato qui) che apre al pubblico domani sabato 8 marzo.

Qui sono riuniti per la prima volta 90 capolavori realizzati tra Cinque e Seicento per i duchi d’Este, ma ci sono dodici opere così eccezionali che, da sole, valgono la visita. Eccole.

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12.

Jean Boulanger, Il sogno di Nausicaa, 1650 circa
Salisburgo, Residenzgalerie Salzburg

La scena descrive quasi alla lettera l’episodio contenuto nel sesto libro dell’Odissea, dove è narrata l’apparizione in sogno di Atena a Nausicaa, figlia del re Alcinoo. L’opera attesta la straordinaria abilità di Boulanger nel tradurre iconografie intricate. Nella posa malinconica dell’ancella si scorge il languore tipo del maestro (Guido Reni), stemperato in una libertà non solo d’invenzione, ma anche esecutiva.Este mostra Venaria

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11.

Guido Reni, Amore dormiente, 1620 circa
Modena, Collezione della Banca Popolare dell’Emilia Romagna

Rispetto alle divagazioni divertite e accattivanti di altri artisti, Reni si accosta al tema di tradizione classica di Amore abbandonato nel sonno con un linguaggio idealizzato e severo. Il dipinto si apprezza per la straordinaria “presenza” della figura ambientata contro un fondo scuro che ne fa risaltare il candido incarnato.

Este mostra Venaria

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10

Annibale Carracci, Venere e Cupido, 1592
Modena, Galleria Estense

Insieme al Plutone di Agostino Carracci, alla Flora dello stesso Annibale e alla Salacia di Ludovico Carracci, l’ovale con Venere e Cupido ornava uno dei soffitti dell’appartamento di Virginia de’ Medici, consorte di Cesare d’Este, nel Palazzo dei Diamanti di Ferrara e rappresentava il pezzo forte del ciclo decorativo delle sale.

Este mostra Venaria

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9.

Dosso Dossi, La maga Melissa, 1516-1520 circa
Roma, Galleria Borghese

Giunta nella collezione romana del cardinale Scipione Borghese nel 1611, con ogni probabilità da una residenza estense, la grande tela raffigurante una maga intenta a compiere un rito magico in un bosco è forse l’opera più nota di Dosso e certo un vertice della sua arte per qualità d’esecuzione e originalità del soggetto. Melissa è la maga benefica che nel VII canto dell’Orlando furioso (pubblicato a Ferrara nel 1516) libera i cavalieri dall’incantesimo con cui la perfida Alcina li aveva trasformati in animali e piante.

Este mostra Venaria

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8.

Arpa doppia (1581-1593)
Modena, Galleria Estense

L’Arpa estense, realizzata a Roma nel 1581 e poi decorata a Ferrara, fu commissionata da Alfonso II, che nutriva per la musica una “passione violenta ed esclusiva”. Si tratta della più antica arpa doppia tardo-rinascimentale esistente, uno strumento molto innovativo per la sua doppia fila di corde, che permetteva al suonatore di avere a disposizione 4 ottave di suoni diatonici e 21 suoni cromatici.

Este mostra Venaria

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7.

Ercole de’ Roberti e Giovan Francesco Maineri, Lucrezia, Bruto e Collatino, 1486-1493 circa
Modena, Galleria Estense

L’alta qualità d’esecuzione del dipinto e la rarità dell’invenzione, basata su una fonte erudita come Valerio Massimo, inducono a credere che sia stato concepito da un umanista al servizio degli Este ed eseguito, con l’ausilio della bottega, da Ercole de’ Roberti, divenuto pittore di corte dopo il 1485.

Este mostra Venaria

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6.

Dosso Dossi, Giove pittore di farfalle, 1523-1525 circa
Cracovia, Wawel Royal Castle, State Art Collections

Seppure non molto noto al grande pubblico, il dipinto oggi a Cracovia è certamente una delle opere di soggetto mitologico più intriganti di tutto il Rinascimento. Il soggetto dell’opera deriva principalmente dal dialogo Virtus, scritto da Leon Battista Alberti prima del 1440: il testo narra le disavventure della Virtù, che salita sull’Olimpo per chiedere giustizia a Giove dei maltrattamenti subiti da parte della Fortuna, viene ignorata dagli dei, intenti a seguire attività effimere come la fioritura delle zucche o la coloritura delle ali delle farfalle, ricevendo infine da Mercurio il consiglio di attendere nascosta che la Fortuna smetta di accanirsi contro di lei.

Este mostra Venaria

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5.

Tiziano Vecellio, Ritratto di gentiluomo, 1520 circa
Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti

Il dipinto, annoverato tra i più perfetti esempi della prima ritrattistica di Tiziano, raffigura un giovane della corte di Alfonso I, forse Tommaso Mosti: tutto, nella composizione, converge nell’esaltare il volto dell’uomo e la sua espressione, così seria eppure dotata di un’intensa vita interiore.

Este mostra Venaria

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4.

Antonio Allegri detto il Correggio, Riposo durante la fuga in Egitto, 1520 circa
Firenze, Galleria degli Uffizi

Il 12 aprile del 1638 il Priore del Comune di Correggio, recatosi nella chiesa di San Francesco, constatava la scomparsa della piccola pala di Correggio e la sua sostituzione con una copia. Nonostante le proteste espresse in quell’occasione da una “gran quantità di popolo, così di gentiluomini, citadini, arteggiani e altri”, l’opera non era stata rubata: a prenderla era stato il duca Francesco I, desideroso di aggiungere un inestimabile Correggio alla sua collezione.

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3.

Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino, Venere, Marte e Amore, 1633
Modena, Galleria Estense

Con una formidabile invenzione, che assegna a quest’opera un posto di assoluto rilievo nel catalogo di Guercino, il piccolo Cupido è ritratto nell’attimo in cui, presa la mira, sta per scoccare il dardo verso lo spettatore con un effetto al limite del trompe l’oeil, ribattuto e amplificato dal gesto con cui Venere punta l’indice della mano destra verso lo stesso bersaglio ideale. Chi guarda si identifica dunque nello stesso Francesco I cui la tela era destinata e le cui insegne araldiche decorano la faretra su cui la dea si appoggia languidamente.

Este mostra Venaria

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2.

Cosmè Tura, Sant’Antonio da Padova, 1484-1488 circa
Modena, Galleria Estense

Il santo benedicente dal volto ascetico e scavato e dal corpo prestante, concretamente intuibile sotto il rovello dell’abito, si offre alla contemplazione dei credenti muovendo un passo verso di loro, quasi a voler uscire dall’incorniciatura prospettica dell’arco dipinto che lo contiene a stento. Alle sue spalle un tramonto marino tinge di riflessi gialli e rosa i profili della figura e dell’architettura, parte di un paesaggio fantastico e luminescente eppure ricco di particolari acutamente descritti.

Este mostra Venaria

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1.

Diego Rodríguez de Silva y Velázquez, Ritratto di Francesco I d’Este, 1638
Modena, Galleria Estense

Al tempo di questo eccezionale ritratto Francesco I d’Este aveva ventotto anni e governava Modena e Reggio da quasi dieci. Si era recato in Spagna alla fine di agosto del 1638, ospite del re Filippo IV d’Asburgo, nella speranza di consolidare un’alleanza che fino ad allora non aveva fruttato i vantaggi sperati. Prima che il duca ripartisse per Modena, alla fine di ottobre, Velázquez realizzò il dipinto qui esposto per catturarne i tratti somatici e la personalità, in uno studio al tempo stesso compiutissimo e informale, eseguito di getto e senza alcun ripensamento.

Este mostra Venaria

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