L’ARTE DELLA DISTRUZIONE: I 10 ATTI VANDALICI PIÙ CELEBRI D’ITALIA

Il 13 luglio di vent’anni fa un folle imbrattava di vernice uno dei massimi capolavori del Rinascimento, la Cappella Ovetari di Padova affrescata da Andrea Mantegna.
Ripercorriamo i 10 casi più famosi di atti vandalici contro opere d’arte in Italia…

10
Giovanni Bellini, “Madonna col bambino” (Piove di Sacco, Padova)

20 aprile 1978. Vandalismo colposo: nel santuario della Madonna delle Grazie, ignoti tentano di rubare il dipinto del Bellini. I frammenti del cristallo di protezione danneggiano in modo grave il quadro.

9
Le fontane di Roma

La fontana dei Fiumi nel 1998, la Fontana delle Api nel 2004, la Fontana della Navicella nel 2005, la Fontana della Barcaccia nel 2007, la Fontana dei Navigatori nel 2010, la fontana del Moro nel 2011. Quello con le fontane è un appuntamento fisso per ogni vandalo (volontario o involontario) in visita a Roma.

8
Baccio Bandinelli, “Ercole e Caco” (Firenze, Piazza della Signoria)

15 aprile 1993. Sono passati due anni dal suo “capolavoro” (vedi sotto) e il vandalo Pietro Cannata ci ricasca. La sua vittima stavolta è il cinghiale del gruppo scultoreo “Ercole e Caco”, che finisce sdentato.

7
Fontana di Trevi (Roma)

19 ottobre 2007. Il sedicente post-futurista Graziano Cecchini getta un secchio contenente un colorante rosso nel bacino di marmo, regalando la foto della vita ai turisti presenti. L’anno seguente il secondo exploit: 500 mila palline colorate sommergono Piazza di Spagna. In entrambi i casi nessun danno per il monumenti, ma tanti soldi spesi per ripulire dopo le bravate artistiche.

6
Filippo Lippi, “Storie di santo Stefano e san Giovanni Battista” (Prato, Cattedrale)


13 ottobre 1993. Pietro Cannata, il vandalo più famoso d’Italia, torna a colpire: armato di un pennarello nero indelebile, stavolta prende di mira l’affresco di Filippo Lippi raffigurante “Le esequie di Santo Stefano”, all’interno della cattedrale di Santo Stefano a Prato.

5
Donatello (copia), “San Marco” (Firenze, Orsanmichele)

31 ottobre 2004. Un uomo si arrampica su uno dei tabernacoli di Orsanmichele per urinare (e dove, se no): mentre si tiene aggrappato alla scultura, stacca un pezzo del mantello di San Marco. Fortunatamente si tratta di una copia collocata qui nel 1990. L’originale di Donatello è al sicuro all’interno del Museo di Orsanmichele.

4
Andrea Mantegna, “Il trasporto del corpo di san Cristoforo” (Padova, chiesa degli Ermitani)

12 luglio 1993. Uno squilibrato supera il cancelletto della Cappella Ovetari e imbratta il lato inferiore dell’affresco di Mantegna con la scritta “Santa Giustina”. Subito dopo tenta di ripetere l’impresa con l’opera di Bono da Ferrara, ma dopo aver vergato le parole “Santa G…” viene bloccato da alcuni visitatori. Agli investigatori dichiara di aver agito su suggerimento della stessa santa.

3
Raffaello, “Madonna di Foligno” (Musei Vaticani)

24 gennaio 1989. Un uomo su una sedia a rotelle getta del liquido infiammabile contro il dipinto di Raffaello, poi tenta di dare fuoco al quadro con un accendino. I custodi intervengono subito estinguendo l’incendio.

2
Michelangelo, “David” (Firenze, Galleria dell’Accademia)

14 settembre 1991. Pietro Cannata inaugura la sua carriera di vandalo seriale in grande stile, scheggiando tre dita del piede del David con un martello. I danni sono limitati e il restauro ripristina senza particolari difficoltà le parti intaccate utilizzando i frammenti originali.

1
Michelangelo, “Pietà” (Basilica di San Pietro in Vaticano)

21 maggio 1972. Al grido di “I am Jesus Christ, risen from the dead!”, l’australiano Laszlo Toth irrompe nella storia dell’arte conquistando il titolo di vandalo più famoso di sempre: il folle vibra quindici martellate contro la Pietà danneggiando in particolare la Vergine. Il risultato: braccio sinistro staccato, sfregi al volto, naso e palpebre in frantumi. Uno shock planetario che, terminato il restauro dell’opera (di cui abbiamo parlato qui), imporrà l’adozione di una parete di cristallo antiproiettile.

 

 

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One Comment

  1. Luca Rizzardi
    23 febbraio 2014 at 14:22 · Rispondi

    A voi pare sufficiente che chi compie siffatti reati venga rieducato magari servendo la mensa ai poveri? E se non si presenta, che facciamo? Se scappa? Una volta tornat/a nel luogo di rieducazione, qual’è la punizione, altra rieducazione? Sbucciare patate? Prima di parlare di “riconciliazione” e di carceri vuote, penso che chi danneggia opere di valore inestimabile, una volta individuato deve perlomeno temere per il proprio patrimonio, e temere ANCHE qualcosa che somiglia ad una punizione, oltre che la rieducazione civica. Che cosa può pensare un vandalo, se il rischio che corre, una volta individuato, è di trascorrere un anno a preparare i letti e pulire i pavimenti?
    Io sarei depresso già a immaginare qualche autografo e qualche antico volume che ho in casa, e che rappresenta anche la storia, sopravvissuta sin’ora, della mia famiglia….

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