ARTEMISIA

arte

 

Today is the last Wednesday of the month: time for yet another Women’s Wednesday! Our guest this time is Artemisia, Queen of Caria… or should we say “guests”? In his telling, Boccaccio actually merges two different queens of Caria, Artemisia I and Artemisia II, whose reigns were more than 100 years apart. By taking major elements from the story of each woman, the author creates his version of Artemisia.

Artemisia I was Queen of Caria (in modern Turkey) around 480 BC; she took the throne following the death of her husband and is mostly known for the great respect the legendary Persian King Xerxes had for her, as a person but mostly as a warrior. She was the only female commander under King Xerxes – leading her own fleet of five ships. Her decisiveness and intelligence, together with her name, made so her character overlapped with that of Artemisia II, a mistake made by Boccaccio himself – but even by ancient authors like Polyaenus.

Artemisia II, much like her predecessor, was a skilled naval commander who became ruler of Caria after her husband’s death. In addition to her military deeds, however, her fame came from her grief at the death of her husband (and brother!), Mausolus. To perpetuate his memory, she ordered the construction of the famous Mausoleum at Halicarnassus, later included in the Seven Wonders of the Ancient World: the very word “mausoleum”, in use even today, also derives from the name Mausolus. Artemisia’s grief also took more bizarre forms: the queen is known for having cremated her husband and, believing not even her Mausoleum would ever be worthy of containing his ashes and soul forever, made herself into a “living tomb”: in order to reunite with her love, she mixed his ashes with her daily drink – thus gradually finishing them over the course of two years.

 

 

“Artemisia”, illumination from the manuscript “Des cleres et nobles femmes”, ms. Spencer Collection 033, f. 31v, ca. 1450, The New York Public Library.

 


 

Eccoci giunti all’ultimo mercoledì del mese: è ora di un nuovo Women’s Wednesday! L’ospite di oggi è Artemisia, Regina di Caria… o dovremmo forse dire “ospiti”, al plurale? Nella sua versione, infatti, Boccaccio sovrappone le figure di due differenti regine di Caria, Artemisia I e Artemisia II, i cui regni furono separati da più di 100 anni. Prendendo gli elementi più importanti dalla storia di ognuna delle due donne, l’autore crea così una propria Artemisia.

Artemisia I fu regina di Caria (nella moderna Turchia) attorno al 480 a.C.; salita al trono in seguito alla morte del marito, divenne nota soprattutto per il rispetto che il leggendario re persiano Serse nutriva nei suoi confronti, sia come persona che come guerriera: era infatti l’unica comandante donna sotto re Serse, alla guida di una propria flotta di cinque triremi. La sua decisione e intelligenza, insieme ovviamente al suo nome, fecero sì che il suo personaggio venisse spesso sovrapposto a quello di Artemisia II; un errore di Boccaccio stesso, ma anche di autori più antichi come Polieno.

Artemisia II, come la sua antenata, era un’abilissima comandante navale che divenne regina di Caria alla morte del marito. Oltre ai suoi traguardi militari, tuttavia, la sua fama fu dovuta all’enorme lutto che visse alla morte di Mausolo, suo marito (e fratello!). Per rendere eterna la sua memoria, la regina ordinò la costruzione del celebre Mausoleo di Alicarnasso, incluso poi fra le Sette Meraviglie del Mondo Antico: la stessa parola “mausoleo”, in uso ancora oggi, deriva proprio dal nome di Mausolo. Il dolore di Artemisia assunse forme anche ben più bizzarre: secondo la leggenda la regina fece cremare il marito e, ritenendo che neanche il suo stesso Mausoleo fosse degno di contenere le spoglie e l’anima dell’uomo, si fece lei stessa sua “sepoltura vivente” bevendone le ceneri, mischiandole gradualmente alla sua bevanda nell’arco dei successivi due anni.

 

 

“Artemisia”, miniatura tratta dal manoscritto “Des cleres et nobles femmes”, ms. Spencer Collection 033, f. 31v, 1450 circa, The New York Public Library.

Commenti

commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *