Bentornati ad un nuovo appuntamento con il nostro Women’s Wednesday! La protagonista di questa settimana, come Saffo prima di lei, è famosa per le proprie doti letterarie: parliamo infatti di Sulpicia, celebrata sì da Boccaccio per la forza del suo amore verso il marito, ma ad oggi conosciuta come l’unica poetessa della Roma antica i cui scritti sono arrivati ai giorni nostri.

Sulpicia visse durante l'epoca di Augusto, un'era in cui i diritti delle donne ebbero una svolta sostanziale: fu permesso loro di divorziare dal marito e di avere più potere decisionale circa la loro dote. Appartenendo a una famiglia aristocratica ed essendo la nipote di un grande mecenate d’arte e letteratura, Sulpicia crebbe nell'ambiente perfetto per esprimersi appieno: i suoi lavori parlano dell'amore fisico e romantico per Cerinto, un nome che non è ancora chiaro se appartenesse a un uomo reale o se fosse quello da lei assegnato all'ideale platonico di amante perfetto. Era onesta e aperta riguardo alle sue passioni, descrivendo il proprio amore in termini molto espliciti per una donna aristocratica dell’epoca (“Ho pregato Afrodite in Latino, in poesie: me lo ha portato, lo ha appoggiato al mio petto”); l’idea che l’autore dei suoi versi fosse una donna venne quindi osteggiata per secoli, fino ad essere accettata dall’ambiente accademico solo a partire dal XVIII secolo.


“Sulpicia”, miniatura tratta dal manoscritto “Livre des femmes nobles et renommees”, ms. Français 598, c. 125r, 1403, Bibliothèque nationale de France, Département des Manuscrits, Parigi.

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