Sia storicamente che nella mitologia, l'essere in una posizione di potere (e potenzialmente anche un po' "troppo belle") si è spesso rivelato essere una spada a doppio taglio per molte figure femminili. Seppur costituisse sì un vantaggio, infatti, questo le ha non di rado rese ancora più vulnerabili ai pericoli derivati dai giochi di potere... o, ancor più semplicemente, dalle gelosie. È questo il caso della nostra Mulier Clara di oggi: Mariamne, la seconda moglie di Erode il Grande (il Re Erode dei Vangeli).

Mariamne era la principessa della famiglia degli Asmonei, una delle famiglie rivali ad Erode. La madre, Alessandra, riuscì tuttavia a combinare il matrimonio fra lei e il re, probabilmente grazie alla proverbiale bellezza di Mariamne. La coppia si unì in matrimonio in Samaria nel 37 a.C. e Mariamne diede al marito un totale di quattro figli.

Sotto l'insistenza della moglie, Erode nominò Alto Sacerdote il genero 17enne , Aristobulo; dopo meno di un anno dalla sua proclamazione, tuttavia, il ragazzo annegò per cause misteriose. Siccome il lignaggio di Aristobulo rapprestava una minaccia per il trono di Erode, Alessandra incolpò immediatamente il re e scrisse a Cleopatra per richiedere il suo intervento: la regina egizia riportò quindi la vicenda a Marco Antonio che convocò Erode per interrogarlo. Prima di lasciare la Giudea, Erode lasciò Mariamne sotto la custodia del proprio zio Giuseppe con l'ordine di ucciderla nel caso Marco Antonio lo avesse condannato a morte; il re era infatti così geloso della moglie da non sopportare l'idea di separarsene, nemmeno nella morte. Giuseppe rivelò tuttavia queste indicazioni alla stessa Mariamne, che insieme alla madre iniziò a progettare di fuggire dal regno. Quando Erode ritornò inaspettatamente a casa venne subito informato dei loro piani: sospettando che la moglie e lo zio avessero iniziato una relazione clandestina, il re ordinò l'esecuzione di Giuseppe e l'incarcerazione di Alessandra, senza però punire Mariamne in alcun modo.

Pochi anni dopo Erode dovette lasciare nuovamente la Giudea per raggiungere Augusto a Rodi. Ancora una volta lasciò Mariamne nelle mani di un uomo con l'ordine di uccidere sia lei che la madre se Erode fosse morto. Quando il re fece ritorno, Mariamne prese ad ignorarlo e a rifiutare i doveri coniugali: era infatti convinta che quella di Erode fosse possessività e non amore, dato che egli si rifiutava di lasciarla sopravvivere alla propria morte. Raggiunto da alcune voci riguardanti un presunto piano della moglie di avvelenarlo, il re la processò per supposto tentativo di omicidio. Con un colpo di scena finale, fu proprio la madre di Mariamne a rivestire il ruolo di testimone principale e la giovane venne infine giustiziata nel 29 a.C..

Nonostante fosse arrivata addirittura a tradire la propria figlia, l'estremo tentativo di Alessandra di guadagnare i favori del re si rivelò vano: la donna morì solamente un anno più tardi quando tentò di prendere il potere dalle mani di Erode, ancora a lutto per l'esecuzione di Mariamne.


“Mariamne”, miniatura tratta dal manoscritto “Cas des nobles hommes et femmes”, ms. Français 12420, f. 127v, 1401-1500, Bibliothèque Nationale de France, Département des Manuscrits, Parigi.

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