Avvicinandosi all'ultimo terzo del De Mulieribus Claris, Boccaccio decide di riportarci un ottimo esempio di solidarietà che, a insaputa dell'autore stesso, avrebbe anticipato di molto l'istituzione della Croce Rossa. L'ospite di oggi è Busa di Canosa!

Busa era una nobildonna di Canosa di Puglia vissuta attorno al 200 a.C. All'epoca, l'Impero Romano si trovava nel pieno della seconda Guerra Punica: Annibale, il grande generale cartaginese, aveva invaso l'Italia varcando le Alpi e marciando attraverso l'intera penisola. Nella primavera del 216 a.C., Annibale scatenò la Battaglia di Canne e obliterò gran parte delle forze romane: i sopravvissuti, all'incirca in 10.000, riuscirono a fuggire al massacro nella notte e si rifugiarono nella vicina cittadina di Canosa. Vedendo così tanti soldati gravemente feriti, la maggioranza della popolazione rimase spiazzata; Busa, al contrario, reagì con decisione e offrì subito loro cibo, vestiti, armi e, soprattutto, un riparo. Dopo aver recuperato medici e ogni materiale utile, la donna si occupò in prima persona delle medicazioni dei soldati, ospitandoli in casa propria e nelle sue terre per molti giorni e molte notti.


“Busa di Canosa”, miniatura tratta dal manoscritto “Des cleres et nobles femmes”, ms. Royal 20 C V, c. 107r, primo quarto del XV secolo, British Library, Londra.

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