Esistono poche cose migliori della sicurezza dell'affetto di chi si ama. E ne esistono ancora meno di vedere quella devozione con i propri occhi, soprattutto di fronte a una propria mancanza che si crede insormontabile. 

La Mulier Clara di questa settimana, Turia, era la moglie del politico romano Quinto Lucrezio Vespillo. Di fronte all’impossibilità di dargli un figlio, la donna aveva proposto il divorzio a Lucrezio, ma lui rifiutò. Tale era la profondità del loro legame che per secoli la pietra tombale privata più antica arrivata a noi dall'Antica Roma, sulla quale è incisa un commovente elogio funebre a una moglie fedele, è stata interpretata come una dedica a Turia; a tutt’oggi la pietra è comunemente conosciuta come Laudatio Turia, “La Lode di Turia”.

La natura generosa di Turia non era solo nei confronti del  marito: la donna offriva infatti la propria esperienza alle nuove spose della sua famiglia, dando loro consigli finanziari e non solo, per aiutarle a navigare la loro nuova vita.

Ma, come Boccaccio ci ricorda, un cuore buono non è l'unico dono che ella avesse: fu la sua mente acuta a salvare la vita di Lucrezio. Dopo aver servito nell'esercizio di Pompeo, i triumviri lo condannarono come criminale, e Turia decise di nasconderlo nella loro stanza da letto, per poi dimostrarsi una straordinaria attrice per le strade di Roma, lungo le quali piangeva la perdita del marito, vestita di soli stracci. Così Lucrezio poté sopravvivere, e il loro matrimonio durò ancora quarant'anni.


"Curia”, miniatura tratta dal manoscritto “De Mulieribus Claris”, decorato da Robinet Testard, ms. Français 599, c. 71r, 1488-1496, Bibliothèque Nationale de France, Département des Manuscrits, Parigi.

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