GLI ESTE, STORIA DI UNA DINASTIA TRA IMPREVISTI E CAPOLAVORI

Dal “trasloco” di un’intera capitale alla vendita di opere d’arte per fare cassa (vi ricorda qualcosa?), nella storia degli Este non mancano i colpi di scena. Tutto quello che c’è da sapere su una dinastia di mecenati con ottimi gusti.

 

La Reggia di Venaria ospita la bella mostra “Gli Este. Rinascimento e Barocco a Ferrara e Modena”, interamente dedicata al collezionismo e al mecenatismo artistico della dinastia estense (ne abbiamo parlato qui e qui).

Per non arrivare impreparati, con l’aiuto del catalogo della mostra abbiamo ricostruito la storia dei Duchi d’Este, uno dei casati più longevi d’Italia.

Grazie a loro, Ferrara divenne uno dei centri culturali più vivi del Quattrocento mentre a Modena, due secoli dopo, fu creata una galleria di dipinti ammirata in tutta Europa. Ma andiamo con ordine.

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Da Troia a Ferrara

Tutto ebbe inizio a Troia. O almeno questa è l’origine della casata estense secondo la Genealogia di Mario Equicola (1516-1517), che individua nel troiano Antenore, fondatore di Padova, l’iniziatore della dinastia. In realtà gli Este discendo da una stirpe germanica insediatasi in Toscana nel IX secolo e in Veneto attorno al Mille.

Nel 1240 Azzo VII conquista Ferrara, iniziando di fatto la signoria degli Este sulla città. Nonostante le  sovvenzioni e concessioni terriere dal Comune di Ferrara, le sue entrate non coprivano l’ammontare delle spese.

Il problema della mancanza di denaro – dettata forse dalle generose concessioni terriere per finalità politiche e diplomatiche – affliggerà i discendenti di Azzo nei secoli a venire.

Este mostra Venaria

Il passaggio formale dal Comune alla Signoria si ha nel 1264, quando Obizzo II, nipote di Azzo, viene acclamato signore dal popolo, strumento della volontà delle maggiori famiglie ferraresi.

Qualche anno dopo Obizzo assume la signoria di Modena, mentre Reggio gli offre la podesteria della città: si delineano i confini del dominio estense, che non subiranno grosse modifiche fino al fatidico 1598.

Il Trecento è un secolo turbolento, nel quale gli Este sono prima cacciati da Modena, Reggio e Ferrara, e poi richiamati.

Nel frattempo la popolazione ferrarese, già colpita da inondazioni, carestie e peste, si ribella all’ennesimo balzello e assale il palazzo di Corte, incendiando i libri degli estimi. La circostanza suggerisce a Nicolò II la costruzione di una dimora inattaccabile, baluardo contro il popolo: il Castello.

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Rinascimento a corte

Con Niccolò III la potenza della casata si afferma definitivamente, mentre i figli Leonello, principe colto e prudente, e Borso fanno di Ferrara un centro di cultura e di arte, con artisti del calibro di Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti e Francesco del Cossa.

Nel 1452 avviene un fatto che si rivelerà decisivo per le sorti della dinastia: l’imperatore Federico III, di passaggio a Ferrara, nomina Borso duca di Modena e Reggio.

Este mostra VenariaGuerre e congiure familiari segnano il governo di Alfonso I, che si consola circondandosi di artisti e letterati: da Tiziano a Giovanni Bellini, da Dosso Dossi a Ludovico Ariosto. Nel frattempo, ben tre papi provvedono a scomunicarlo, tutti per motivi politici.

Este mostra Venaria

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Terremoti

Il 17 novembre 1570 un terremoto distrugge la città di Ferrara, provocando oltre 150 morti e danneggiando più del 40% degli edifici, castello compreso.

Secondo alcuni scienziati interpellati dal duca Alfonso II, il fenomeno è stato causato dalle opere di bonifica effettuate alle porte della città: per porre fine allo sciame sismico si suggerisce di allagare nuovamente le zone prosciugate. Alfonso II si guarda bene dal seguire questo consiglio.

Molti interpretano il sisma come un presagio negativo, anche perché papa Pio V ha da poco emanato una bolla che vieta l’investitura di feudi ecclesiastici a figli illegittimi. E tutti sanno che il duca è sterile.

Nonostante i suoi tre matrimoni, Alfonso II muore senza aver dato alla Casa l’erede che conservi il vicariato. Si arriva così all’evento spartiacque per la dinastia, la firma – il 12 gennaio 1598 – della Convenzione di Faenza, che decreta la fine del dominio estense su Ferrara. L’erede designato da Alfonso II, il nipote Cesare, parte con la famiglia verso Modena, feudo di nomina imperiale e nuova capitale del Ducato.

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“Rifar Ferrara a Modena”

Nel 1629 diventa duca Francesco I, grande mecenate e collezionista (la sua galleria di dipinti è una delle più famose dell’epoca) e tessitore di disinvolte trame diplomatiche, che vedono gli Este alleati ora della Francia ora della Spagna e poi di nuovo della Francia. Per sua volontà inizia il cantiere del grande Palazzo Ducale di Modena, che prende il posto dell’antico castello di Obizzo II.

Este mostra VenariaAlla morte di Alfonso IV, nel 1662, l’erede al trono ha soli due anni e il governo del ducato viene assunto dalla vedova, Laura Martinozzi, la cui abilità politica e amministrativa le varranno l’appellativo di “miglior duca di Modena”. È grazie a lei che la figlia Maria Beatrice, sposando il duca di York Giacomo Stuart, diventerà regina d’Inghilterra.

Il regno di Laura Martinozzi si conclude nel 1674, quando il figlio Francesco II si appropria del potere congiurando contro la madre.

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Pazza idea: la vendita dei capolavori

Nel pieno della guerra di successione austriaca e sull’orlo della bancarotta, nel 1746 Francesco III vende al principe elettore di Sassonia i cento più preziosi dipinti della Galleria ducale.

Con la famosa “vendita di Dresda”, capolavori di artisti come Raffaello, Giorgione, Parmigianino, Correggio e Caravaggio lasciano per sempre l’Italia: le opere sopravvissute ai bombardamenti del 1945 si possono oggi ammirare alla Gemäldegalerie di Dresda.

Dopo Francesco III, il Ducato scivola nella marginalità. Conclusa la parentesi napoleonica, il Congresso di Vienna ripristina il potere estense con Francesco IV d’Austria-Este, che nel 1831 farà imprigionare e uccidere Ciro Menotti.

Nel 1859, dopo la sconfitta degli austriaci a Magenta, il duca Francesco V lascia per sempre il Ducato e le città di Modena e Reggio confluiscono nel Regno d’Italia.

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Per saperne di più: S. Casciu e M. Toffanello (a cura di), Gli Este, Rinascimento e Barocco a Ferrara e Modena, Franco Cosimo Panini Editore.

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→ Per maggiori informazioni sulla mostra: clicca qui.

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