Eccoci di nuovo con un altro Women’s Wednesday! La Mulier Clara di questa settimana ricorda una delle storie d’amore più conosciute di tutti i tempi: più di due secoli prima di “Romeo e Giulietta”, infatti, Boccaccio aveva scritto di un amore talmente profondo da causare la morte della donna di cui parliamo questa settimana. 

Giulia era l'unica figlia di Giulio Cesare e, seppur durante una vita sfortunatamente breve, ebbe modo di far infatuare di sé Roma e Gneo Pompeo Magno, al quale Cesare, che aveva bisogno di un alleato politico per il primo triumvirato, offrì la figlia diciassettenne in matrimonio. Per quanto di convenienza, le circostanze non resero la loro unione triste. Pompeo cominciò a perdere interesse per la vita politica in favore delle gioie della vita coniugale. Giulia era conosciuta per le sue virtù di bontà e bellezza, devota al marito: ma fu proprio questo affetto la causa della sua morte.

Nel 55 a.C. ci fu una rivolta in cui Pompeo venne coinvolto ma non ferito; solo la sua toga venne macchiata di sangue. Ma quando Giulia la vide in mano ad uno schiavo e non addosso al marito, ella lo credette morto e il dolore le causò un aborto spontaneo. Lo shock fu così forte per il suo corpo che un anno dopo non riuscì a sopravvivere ad una seconda gravidanza e morì dando alla luce il bambino. Boccaccio descrive l'amore di Giulia come “santissimo”, perché il solo pensiero della perdita di Pompeo fu sufficiente a creare un danno permanente al suo corpo.

Pompeo, come ultimo atto d'amore, espresse il desiderio che le sue ceneri riposassero nella sua villa preferita, ma in seguito alla protesta dei romani esse vennero seppellite a Campo di Marte.


"Giulia", miniatura tratta dal manoscritto “Des cleres et nobles femmes”, ms. Spencer Collection 033, c. 50r, 1450 circa, The New York Public Library.

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