LA FAVOLA DELL’ANIMA SI SVELA A PALAZZO TE

Da simbolo di amore umano e amore divino ad allegoria dell'anima: il mito di Amore e Psiche, raccontato da Apuleio nelle Metamorfosi ma già noto nel III secolo a. C., è uno dei più affascinanti dell'antichità, destinato a sopravvivere anche nel Medioevo (per alludere alla redenzione) e a godere di grande fortuna dal Rinascimento fino ai giorni nostri. A questo tema è interamente dedicata la mostra "Amore e Psiche. La favola dell'anima", che si è appena aperta nelle sale di Palazzo Te a Mantova. L'esposizione, aperta fino al 10 novembre 2013, riunisce alcuni capolavori dell'arte di diverse epoche, dall'età romana fino al Novecento: un percorso attraverso duemila anni del mito di Amore e Psiche che parte dalle sculture della Magna Grecia e dell’età imperiale romana per arrivare alle opere d’arte classiche di maestri quali Tintoretto, Auguste Rodin, Salvador Dalì, Tamara de Lempicka e altri. La mostra mette in luce in particolare l’interpretazione del mito in chiave neoplatonica che venne data nell’Umanesimo, secondo cui l’errore di Psiche consiste nel ritenere il divino come una realtà tangibile e verificabile con i sensi, mentre è solo il cuore che può percepirne pienamente la presenza. Il mito racconta la vicenda del dio Amore, che ama la fanciulla mortale Psiche ma pone come condizione che ella non cerchi mai di vedere il suo volto. Psiche, ingannata dalle sorelle gelose, viene meno al patto e così il dio l'abbandona. Solo dopo una serie di ‘prove iniziatiche’, Psiche sarà perdonata e accolta tra gli dei. Per maggiori informazioni: sito della mostra
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