NIOBE

Niobe 24r

For today’s Women’s Wednesday we will be focusing on Niobe. Daughter of Tantalus and sister of Pelops, for centuries her name has been identified with the concrete danger of being too prideful.

Object of her pride, in fact, were her seven sons and seven daughters (although the number changes according to the source) she had together with her husband Amphion. Niobe was envious of the attention given to the goddess of womanly demure and motherhood, Leto. Not understanding why she was not worshipped as much as the other goddess, Niobe went on a rant about how she deserved more attention. The speech angered Leto so much that she ordered Apollo and Artemis, her children, to kill respectively all the male and female children of Niobe; overtaken by grief, Amphion took his life, thus wrapping up the family misfortune. The tragedy heavily affected Niobe’s mental health: talking and moving no more, people thought she had turned into stone.

According to Boccaccio, Niobe’s story should be an admonition about the price of being too proud of something that is not the result of your work. The author, in fact, thinks that having numerous children is not a mother’s virtue, but comes from nature obeying to the gods’ will.

 

“Niobe”, illumination from the manuscript “Cas des nobles hommes et femmes”, ms. Français 12420, f. 24r, 15h century, Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Paris.

 


 

Il Women’s Wednesday di oggi è dedicato a Niobe: figlia di Tantalo e sorella di Pelope, il suo nome è da secoli associato alla pericolosità dell’eccesso di superbia.

Oggetto del suo forte orgoglio erano i sette figli e sette figlie (anche se il numero cambia a seconda della fonte utilizzata) avuti con il marito Anfione. Niobe era notoriamente invidiosa delle attenzioni ricevute da Latona (dea della modestia femminile e della maternità) e non comprendendo il motivo per cui non era venerata quanto l’altra dea, Niobe inveì violentemente, sostenendo che sarebbe stata meritevole di maggiori attenzioni. Il suo discorso fece infuriare Latona così tanto che arrivò ad ordinare i suoi figli, Apollo e Artemide, di uccidere rispettivamente i figli e le figlie di Niobe. Anfione, sopraffatto dall’angoscia, si uccise, facendo giungere così al culmine la sciagura della famiglia. La tragedia incise gravemente sulla salute mentale di Niobe: smettendo addirittura di parlare e muoversi, molti pensarono si fosse trasformata in pietra.

Secondo Boccaccio, la storia di Niobe può servire da lezione riguardo le conseguenze dell’eccesso di orgoglio per qualcosa che non è frutto del proprio duro lavoro. L’autore, difatti, spiega come avere tanti figli non sia una virtù della madre che li partorisce, ma è frutto della natura che s’inchina dinanzi al volere degli dei.

 

“Niobe”, miniatura tratta dal manoscritto “Cas des nobles hommes et femmes”, ms. Français 12420, c. 24r, XV secolo, Bibliothèque nationale de France, Département des manuscrits, Parigi.

Commenti

commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *