Riprendiamo di gran carriera la nostra rubrica sulle donne elogiate da Boccaccio con Sempronia, vissuta durante il tramonto della Repubblica romana.

Di Sempronia, ammirata dai suoi contemporanei per le passioni e i talenti, non conosciamo per certo la famiglia di origine (alcuni la pensano figlia di un uomo politico, altri sorella di una donna aristocratica), ma al contrario siamo di quella che si è successivamente creata: è la moglie del console Decimo Giunio Bruto e la matrigna di Decimo Giunio Bruto Albino, che prese poi parte all'assassinio di Giulio Cesare. Ma il coinvolgimento politico di Sempronia non si limitò a un'esperienza passiva o di seconda mano: alle spalle del marito, partecipò infatti alla congiura di Catilina, offrendo ai congiurati la propria abitazione accanto al foro nel 63 a.C. Nonostante ciò, una volta scoperto il misfatto, Decimo Giunio Bruto decise di non ripudiare la moglie. .

Abile nelle lingue (parlava latino e greco) e nella musica (era ammirata come danzatrice, suonatrice di lira e persino come cantante), Sempronia fu una di quelle donne romane che si liberarono delle costrizioni delle mura domestiche e dal loro ruolo tradizionale. Appassionata e passionale, lo storico romano Sallustio rivela  che fosse  lei a cercare gli uomini molto più di quanto loro cercassero lei, rivelando una natura frizzante difficile da contenere.

Boccaccio, pur rimproverandole un'indole mascolina e spendacciona, ne elogia l'ingegno e ci rivela il suo talento per la poesia, ricalcando così la tradizione di Sallustio, sospeso tra il biasimo e le lodi per il carattere anticonformista.


“Sempronia”, miniatura tratta dal manoscritto “Livre des femmes nobles et renommees”, ms. Français 598, c. 118r, 1403, Bibliothèque nationale de France, Département des Manuscrits, Parigi.

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