Venere Riprendiamo il nostro appuntamento con il Women's Wednesday parlando di una delle donne più famose di tutti i tempi: Venere. Conosciamo più o meno tutti la figura mitologica di Venere (Afrodite per i Greci) e la sua fama: la dea dell'amore e della bellezza sarebbe stata figlia di Giove stesso, nata dalla schiuma del mare attorno alle coste dell'isola di Cipro. Grazie alla sua popolarità, Venere diventò una delle dee più amate sia del Pantheon greco che di quello romano; nel suo De Mulieribus Claris, tuttavia, Boccaccio sembra essere di opinione drasticamente contraria. Secondo l'autore, infatti, Venere (nata da genitori ciprioti) era poco più di una comune mortale le cui uniche doti erano la scaltrezza e la bellezza. Quest'ultima, unita al suo carisma, era così accecante da convincere innumerevoli uomini che ella fosse una vera e propria dea; al sicuro da ogni denigrazione grazie a questa aura, Venere poté vivere una vita dissoluta e lasciva assecondando ogni suo desiderio. Come se non bastasse, Boccaccio le accredita anche quella che lui stesso definisce "un'abominevole nefandezza": l'invenzione dei bordelli pubblici. Una figura decisamente diversa dall'idea che di solito abbiamo della dea, non trovate? “Venere”, miniatura tratta dal manoscritto “De Mulieribus Claris”, decorato da Robinet Testard, ms. Français 599, c. 10r, 1488-1496, Bibliothèque nationale de France, Département des Manuscrits, Parigi.
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